La Deriva degli incontinenti
Un’arietta da dolce stil novo sembra animare i vagiti dell’ennesima reincarnazione del Governo Berlusconi, la terza nell’arco di 14 anni.
Probabile che le sfide da affrontare i prossimi mesi, a partire dalla drammatica crisi dell’economia nazionale ,si incarichino di fare giustizia di questa atroce pantomima , fraudolentemente gabellata per una svolta anglosassone.
Caduto il velo di Maia assisteremo al solito meccanismo infernale di fuga dalle responsabilità da parte di un’Esecutivo infiacchito dall’impopolarità e di assalto frontale di un opposizione ansiosa di rilevare, dalle mani adunche dell’odiato arcinemico, le redini ad un paese allo sfascio. In mezzo un ‘opinione pubblica ed un corpo elettorale sempre più frastornati e tentati di fare conto sulle proprie uniche forze, abbandonando qualsivoglia rapporto con l’odiata cosa pubblica , ignari di aprire le porte all’irruzione di avventurismi di ogni sorta.
Nel mentre la politica si prepara a consumare il definitivo e fragoroso , ma anche un po’ ridicolo, harakiri, i poteri forti si muovono col solito metodo curiale da felpati e voraci avvoltoi.
La Confindustria, da sempre beneficiaria di generosissimi emolumenti pubblici ha già operato un elegante giro di valzer facendosi impalmare dall’attempato incantatore di fanciulle in fiore ora ospitato in quel di Palazzo Chigi.
L’Occupante tedesco del Sacro Soglio ricomincerà ad alzare la posta in gioco, pretendendo lo scalpo dell’odiatissima legge 194 e chissà cos’altro…
Partiti politici, clero, sindacati, giornali che in pochi leggono proseguiranno a godere delle sovvenzioni tratte dai contributi versati annualmente dai tartassati dello stivale, cioè da coloro che non hanno la possibilità di eludere o evadere il fisco, mala pianta che nessun Governo è mai riuscito ( o mai voluto ) estirpare.
Ma si sa i tempi nuovi impongono l’ottimismo e noi siamo animati dalla incrollabile convinzione che tutti questi sinistri vizi e oscene ribalderie consumate sulla pelle dell’anonimo Pantalone siano state, per sempre archiviate e consegnate nel lugubre museo degli orrori repubblicani…
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