Atterraggio d’emergenza

Sotto elezioni conviene sempre adoperare una certa dose di patriottismo straccione che, da quando anche da noi è invalsa la sana abitudine di votare con una mano sul portafoglio, assume una coloritura economicista.
“It’s the economics, stupid!” era l’intercalare che accompagnava i fasti dell’era clintoniana, prodiga di crescite spettacolari del PIL e di innovazioni tecnologiche altrettanto mirabolanti : è l’economia che muove tutto e chi non capisce e si adegua è un cretino, pressappoco.
Da noi questa regola aurea della globalizzazione ha assunto, per merito indiscusso degli utenti destri e sinistri, una connotazione farsesca tipicamente circense, senza con questo voler arrecare offesa a quegli onesti lavoratori itineranti.
Emblematico , in tal senso, l’assurda successione di disastri, ben lungi dall’aver termine purtroppo, conosciuta come “caso Alitalia”.
Un’ azienda statale oramai decotta, meritevole , da lunga pezza, di una liquidazione come avvenuto per altre compagnie di bandiera, leggi Swissair, è stata , per contro, mantenuta artificialmente in vita da una serie di Esecutivi cialtroni e tremebondi di fronte ai diktat sindacali ed al moloch statalista, vera stella polare della politica economica nostrana, alla faccia dei proclami e delle accuse di liberismo.
Il guaio è che i debiti enormi accumulati in anni di bengodi saranno pagati da quegli stessi contribuenti che si trovano ad avere tra le tariffe più alte d’Europa e che dovranno porre rimedio, di tasca propria, alle inefficienze di un management manifestamente inadatto , per utilizzar eufemismo alquanto blando.
Gli ultimi mesi sono stati forieri di una impressionante successione di calamità : l’indebitamento catastrofico ha spinto il Governo Prodi a varare, in articulo mortis, il cosiddetto prestito-ponte, in realtà un’iniezioni di pubblici emolumenti collidente con il diritto comunitario in materia di aiuti di stato alle aziende distorsivi della concorrenza.
Per parte sua, il nuovo, patriottico amministratore del condominio Italia, non pago di aver fatto fallire la trattativa con AirFrance, unica possibile salvezza, proponendo una risibile “cordata nazionale”, conferma la validità del prestito e si prepara al salvataggio di Stato , in stile FIAT.
D’altronde , è questa una soluzione che raccoglie i consensi trasversali di tutta quella classe politica infingarda che con massicce dosi di populismo, a troppi gradite, sceglie sempre le soluzioni più semplicistiche, più concertative, più illiberali.
Non saranno costoro a sostenere i costi di cotanta munifica prodigalità: il guaio è che chi sarà chiamato a farlo, ne sembra felice…

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