Tempo scaduto

Nella sua relazione annuale, il Presidente dell’authority per le Comunicazioni, Corrado Calabrò , è andato giù pesante ed ha concesso pochissimo spazio agli alibi dei rentiers mediatici.

Senza mezzi termini viene evocata la riforma, non più procrastinabile, della RAI, il servizio pubblico radio-televisivo, trasformatosi in una comoda e redditizia riserva di caccia per la politica nazionale e non solo, considerato lo spazio abnorme riservato ad un noto potere spiritual-mondano.

Vengono al pettine tutti i nodi della disastrosa amministrazione di questo colosso delle defunte partecipazioni statali che oltre a dividersi gli introiti astronomici del mercato pubblicitario con il suo omologo “competitor” privato, conta anche sul vergognoso balzello del canone tv per rimpinguare le proprie casse.

Ebbene , è esattamente da questo punto che dovrebbe avviarsi la tanto promessa riforma epocale, considerate anche le sfide cruciali che ci attendono nei prossimi anni, per aprire finalmente al mercato ed alla libera concorrenza un settore soffocato da un duopolio mortificante e da una monotonia qualitativa a dir poco devastante.

E quindi privatizzazione delle reti RAI con contestuale abolizione del canone, come peraltro, da diverso tempo, vanno reclamando alcuni lungimiranti ed inascoltati esponenti del mondo economico e politico nostrano.

Nella relazione del Presidente si identificava la necessità del cambiamento ed i nefasti aspetti del permanere dello status quo, non la ricetta salvifica da cui si dovrebbe prender le mosse…

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