Pacta sunt servanda

Non male.

Due sonori schiaffoni in un solo giorno per il neonato Governo Berlusconi con cui taluno si ostina ad interpretare il ruolo di opposizione di sua maestà.

Il Primo giunge dall’Unione Europea che fissa i paletti sulla politica da adottare nei confronti della libera circolazione delle persone : sì ai cosiddetti visti biometrici ( con rilevazioni delle impronte digitali ) , ma nessuna deroga al trattato di Schengen che , da queste parti molti, non solo a destra, auspicano di modificare.

Le aspettative di lorsignori sono state deluse : non si da’ Unione Europea senza libertà di movimento e coloro che invocano un giro di vite viene trattato nella maniera in cui merita , quella del razzista degno di una salutare reprimenda.

La Vittoria eventuale di una concezione opposta significherebbe il trionfo delle piccole patrie a base etnica, il prevalere di un’ odiosa filosofia di prevaricazione, di grettezza mentale, di irragionevole chiusura pregiudiziale.

Non è ancora giunto il tempo della fortezza Europa e di un quarto Reich, per fortuna !

Che poi il problema necessiti di norme efficaci di governo, questo è un altro discorso che non ha nulla a che spartire con respingimenti di battelli carichi di poveracci o con retate notturne ad uso mediatico.

Molto significativa, in questo ambito, la dura rampogna al nostro Governo della Vice-Premier spagnola , Fernàndez De La Vega, che dalle colonne del “Mundo” ha denunciato i rischi della legislazione emergenziale sposata dal nostro ultimo Esecutivo , ma anche da molti Sindaci sedicenti progressisti , riscopertisi Sceriffi.

Certamente , la politica del Governo Zapatero nei riguardi della immigrazione clandestina è stata caratterizzata da una durezza poco socialista, a parere di diversi critici, ma non si è giunti alla sistematica persecuzione degli immigrati clandestini.

E di questi tempi, non è poco.

Ci pensino i giustizieri della notte e le ronde nostrane…

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4 Risposte to “Pacta sunt servanda”

  1. I blog sono diventati il ricettacolo degli stolti, l’europa, se esiste, ha solo fatto presente delle regole, che possono essere cambiate quando i capi di stato lo decideranno, presto spero.
    In quanto a Zapatero e’ il solito furbacchione della sinistra, a lui un’Italia buonista e lassista fa’ comodo cosi scarica a noi rom e nordafricani, anche perche’ trova sempre in Italia un cretino ben lieto di fargli da pappagallo.

  2. lafayette70 Says:

    e come no?
    Meno male che ho l’onore di parlare con il maestro di color che sanno…
    L’Unione Europea potrà anche cambiare le sue leggi, ma non certo per compiacere una ridicola ideologia populista e razzista da trecartari.
    Quanto a Zapatero, parliamo di un politico vero e non di una squallida macchietta compiacente i peggiori umori del popolaccio per mantenere la poltrona.
    Per il pappagallo rinvio al mittente che , di certo, offrirebbe materia di attento studio ai cultori di rarità ornitologiche

  3. Zapatero un vero politico!!

    Verissimo infatti come tutti i politici di classe racconta un sacco di fandonie.

    Parla male dell’Italia in tema di immigrazione e loro nel 2007 hanno rimpatriato il 92% dei clandestini.

    Ci sono anche state a Madrid delle manifestazioni di protesta per come vengono trattati male i detenuti extracomunitari.

    Ed ha il coraggio di darci delle lezioni a noi…

  4. Dovresti ben guardarti dal dare alle altre persone di “pappagallo” se poi affermi con tanta facilità che le “regole” (il diritto?) dell’Unione europea possono essere liberamente cambiate dai capi di Stato.
    Se non mi sbaglio in materia di immigrazione è presente una DIRETTIVA che riguarda la libertà di circolazione all’interno del territorio europeo.
    La direttiva non è semplicemente una “regola” fantasma, ma vincola lo Stato a conseguire effettivamente il risultato da essa prefissato. Quindi l’effettiva legge che la inserisce nel sistema giuridico italiano potrebbe anche essere “cambiata” ma non così liberamente da stravolgere il senso della direttiva. Comunque non sarebbe assolutamente compito del Capo dello Stato che, nel nostro Paese, funziona da ago della bilancia tra i poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario, ma non influenza fortemente alcuno dei tre poiché anche il rifiuto della promulgazione subisce delle limitazioni.

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