Quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima

Carpe diem. Non perde tempo il simbolo massimo della cristianità nel mondo che, non appena poste le fondamenta per una nuova legislatura, muove un passo sul red carpet delle novelle iniziative politiche.

Generoso nelle lodi e nei plausi, il Santo Padre esprime la propria gioia riguardo al clima politico creatosi nell’ultimo periodo, mancando forse di ricordare i violenti scontri universitari de La Sapienza, i roghi nei campi nomadi, l’emergenza rifiuti sfociata in protesta e i reiterati episodi di aggressione di stampo reazionario.

Una volta pagato il lusinghiero tributo, a dir la verità quasi inutile data la mai smentita fertilità del terreno italico, giunge al fine l’implicitamente annunciata richiesta: “Uno Stato democratico non dovrebbe escludere il sostegno alle scuole cattoliche”.

A parlar di democrazia, quindi di comprensione, concertazione e tolleranza è lo stesso solenne ispiratore della stessa voce che, appena qualche giorno fa, rifiutava la disponibilità delle chiese ad essere temporaneamente usate come moschee con la giustificazione, poi rettificata, piuttosto bambinesca “loro per noi non lo farebbero”.

E allora, se vogliamo essere coerenti, evitiamo di giocare con una democrazia di comodo che, alla bisogna, può essere opposta ad un altro Stato per soddisfare i propri bisogni e perseguire i propri convincimenti; si rischierebbe con ciò di ottenere una risposta ben simile al virgolettato precedente.

Purtroppo non si può dire che qualche pre-formulazione della richiesta non sia stata in passato già soddisfatta, a partire dal decreto ministeriale 261/1998 culminando con il 27/2005, sotto la rispettiva guida dei ministri Berlinguer e Moratti.

La controversa storia del sostegno diretto a scuole private parificate è stata più volte, tutt’ora ma anche in passato, fortemente criticata da quelle frange, a dir loro, estremiste talvolta chiamate laiciste o anticlericali.

L’origine dei dubbi e delle proteste nasce proprio dalla Carta fondamentale della nostra impacciata democrazia: la Costituzione. All’articolo 33, a cui ci si riferisce di sovente parlando di “libertà di insegnamento”, è riportata la dicitura:

“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” la quale, ricordiamo, è frutto della concertazioni tra più parti politiche, cattolici compresi.

A lungo è stato discusso se tale formulazione potesse in qualche modo permettere una sorta di sostegno a scuole non statali. Benché un parere all’unanimità non sia mai stato raggiunto, il compromesso prevede che un certo supporto possa essere fornito secondo un criterio di interpretazione sistematica, ovvero la ricerca della ratio legis del legislatore alla luce del complessivo quadro di norme costituzionali.

Dunque, secondo una logica di “tutela dell’istruzione”, è ad oggi lecito finanziare enti e privati qualora ne ricorresse l’esigenza.

Più esplicativo a tal proposito è la legge 62/2000 che al primo articolo sancisce: “La Repubblica individua come obiettivo prioritario l’espansione dell’offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall’infanzia lungo tutto l’arco della vita” permettendo il sostegno in determinati casi:

– Bonus alle famiglie in caso di situazione reddituale precaria

– mantenimento di scuole elementari parificate e partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato

– contributi a istituzioni scolastiche che accolgono alunni con handicap.

Per l’anno 2008 per il sostegno a scuole paritarie sono stati stanziati 127.260.492 euro.

Tuttavia non dimentichiamoci le spese sostenute per lo stipendio degli insegnanti di religione cattolica, ovviamente, a carico dello Stato. Aggiungiamo a tali capitoli di bilancio la somma di circa 900.000.000 euro che ogni anno entra nelle casse dello Ior grazie al tutt’altro che trasparente meccanismo dell’otto per mille.

Le scuole cattoliche hanno veramente bisogno di ulteriore sostegno?

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