Lunga vita ai corsari del web !

I quotidiani italiani hanno riportato, con giusta enfasi una volta tanto, la notizia del blocco, manu militari, del sito svedese Pirate Bay, colpevole di permettere il download gratuito di prodotti musicali e films in violazione del diritto d’autore.

Questa, perlomeno, l’imputazione con la quale il blitz è stato giustificato dalla Procura di Bergamo, titolare dell’indagine.

Durissima la reazione dei responsabili del sito che non esitano a parlare di fascismo in un comunicato pubblicato sulla home page dello stesso.

Certamente esistono sensibilità diverse in merito alla questione, premesso che siamo favorevoli alla massima libertà di circolazione della produzione culturale, magari grazie ad un rapporto più stretto tra produttori e fruitori bypassando la micidiale e liberticida tutela delle majors e delle agenzie statali del fisco, grandi beneficiarie dell’industria dell’intrattenimento, non possiamo fare a meno di notare come, in presenza di priorità ben più stringenti si sia deciso di andare a colpire la vasta comunità degli utenti del web.

Forse troppo facile parlare di tante anomalie italiche come il celebre conflitto d’interessi, ormai caduto nel generale disinteresse, lo scandaloso duopolio dell’informazione radio-televisiva, il mancato rispetto di sentenze europee e costituzionali circa l’occupazione, questa sì “pirata”, di frequenze destinate ad altri, come il caso Europa 7 insegna.

Di fronte a questo l’accusa di “fascismo” dei cyber-pirati svedesi parrebbe perfino troppo benevola….

Che da noi l’aria stia facendosi pesante un po’ per tutti è ampliamente dimostrato dai ripetuti tentativi di introdurre pesanti censure ad un medium che rischia di scardinare l’assetto degli interessi consolidati così come abbiamo imparato a conoscerli ed , ahinoi, a subirne la tirannia.

La Libertà fa paura, a maggior ragione a quegli apparati statali che pur ostentando parole d’ordine democratiche praticano , in realtà, metodologie di Governo oligarchiche quando non autoritarie.

In Svezia è nato , due anni fa, un partito politico, il Pirat Partiet, che chiede a gran forza il rispetto delle libertà digitali ed una revisione delle legislazioni sul diritto d’autore.

Dopo aver partecipato alle elezioni parlamentari nel paese scandinavo ottenendo discreti risultati e riunendo diverse migliaia di simpatizzanti, esso è diventato il punto di riferimento per analoghi movimenti sparsi un po’ su  tutto il globo.

Auspicabile che qualcuno si faccia portavoce, nell’agone politico, di realtà non ancora tutelate dalla legge, anzi proprio in forza di questa soggette ad arbitri polizieschi ingiustificabili ed anacronistici.

A maggior ragione in un paese , come il nostro, che, dopo l’incredibile pasticcio del (fortunatamente) abortito decreto liberticida Levi-Prodi, si prepara, con il nuovo Esecutivo “law and order” a nuove iniziative che ci renderebbe emuli dei poveri navigatori iraniani o cinesi…

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