Opposizione balneare

Il Torpore estivo non ha del tutto smorzato le polemiche furibonde che dilaniano il PD dal giorno successivo alla disfatta elettorale ( anche se i segni premonitori, a dirla tutta, erano già evidenti durante il laborioso processo costituente ).

Il sempre puntuto Arturo Parisi maramaldeggia oggi accusando il Segretario di “deprimere gli elettori”, chiedendo, in buona compagnia, la convocazione rapida di un Congresso che potrebbe tramutarsi, non difficile prevederlo, in un ok Corrall sul tipo della recente assise di Rifondazione Comunista.

Al di là delle mancanze di Veltroni, politico indubbiamente sopravvalutato, balzano agli occhi tutti i limiti di un’operazione contrabbandata dalla quasi unanimità degli osservatori politici come una svolta epocale, nientemeno che il certificato di nascita del bipartitismo italiano.

Invece, nulla di tutto ciò.

Solamente cartapesta, come d’altronde dal campo opposto .

Con una differenza non di poco conto : la presenza, sul lato destro, del leader carismatico che finchè dura mantiene in piedi la baracca con polso, più o meno, fermo.

Ecco, a molti questo PD è sembrato una copia scialba e scipita di Forza Italia : la stessa  idiosincrasia per le regole democratiche, lo stesso pressappochismo nella selezione del ceto dirigente, l’identico modus operandi cerchiobottista in qualsiasi questione politica, economica o etica che fosse.

Chiaro che tra l’originale e la copia il popolo sovrano, pur quasi del tutto espropriato del proprio potere deliberativo in forza di una legge elettorale truffaldina e di un sistema informativo criminale, abbia optato per il primo.

Come non bastasse, i primi atti dell’opposizione sono stati più disastrosi di quelli del ridicolo Governo conservatore-paternalistico e liberticida  che ci ritroviamo dal risultato delle urne : non un sussulto di orgoglio, il benchè minimo tentativo di incarnare una alternativa davvero liberale che in questo paese non c’è mai stata o è stata assassinata nella culla dai sicari della partitocrazia.

Niente più di un becero appiattirsi sulla linea del securitarismo e del dirigismo economico impressa dal Ministro “Colbertista” dell’ Economia , Tremonti, assurto al ruolo di guru dell’economia mondiale manco fosse un novello Keynes o Milton Friedman.

Elettroencefalogramma piatto, quindi,  con in più le urla sguaiate dell’abile opportunista Di Pietro che , da buon contadino, riesce a mettere molto fieno in cascina per l’avvenire e gli zombies dell’estrema sinistra ad incalzare il fantomatico Premier del Governo ombra.

Di fronte al disastro solo un milione di firme raccolte in calce ad una inutile petizione, sui cinque magnificati nei proclami della vigilia, e altrettante zuffe tra i notabili locali in ogni angolo dello stivale : davvero un sentore di decomposizione che ammorba l’aria ben più della monnezza campana che, perlomeno, il boss di Arcore è riuscito, momentaneamente , a far sparire con un trucchetto da prestidigitatore dopo gli scempi bassolinian-iervolineschi.

Cosa aspettarsi, d’altronde, da chi non è riuscito a far di meglio in campagna elettorale che appropriarsi dello slogan di un candidato a ben altra responsabilità?.

Ben vengano le macerie, comunque : dopo una calamità la ricostruzione diventa una missione ideale e può rivelarsi anche un ottimo affare…

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