Il Guanto della sfida

Il Sedicente Parlamento russo, in realtà un accolita di automi, docili esecutori degli ukase di zar Vladimir, ha, dunque, approvato la secessione delle repubbliche di Abkhazia e Sud-Ossezia dallo Stato georgiano.

Certamente, la leadership del paese caucasico ha peccato di eccessivo sciovinismo : non sappiamo se i 1500 morti dell’attacco alla capitale osseta, Tsckhinvali,corrispondano alla realtà sul campo, purtuttavia non è possibile ignorare che l’utilizzo di simili approcci per risolvere i problemi dell’unità nazionale sia foriero di lutti e disastri.

Una composizione pacifica sarebbe stata auspicabile anche da parte di quelli che si stracciano le vesti ora, a guerra scatenata : un Paese non può rimanere integro a forza di cannonate quando uno o più componenti  dello stesso ritengono di non farne più parte reclamando il diritto alla propria auto-determinazione.

Detto questo, appare in tutta la sua plastica evidenza il carattere strumentale ed imperialistico, in chiave squisitamente sovietica,  della decisione di Mosca.

Come diversi osservatori hanno posto in rilievo l’intento sarebbe quello di annettere le repubblichette “protette”, far cadere il governo nazionalista georgiano e mandare un segnale forte alle altre nazioni dell’Europa orientale, Ucraina e Polonia in testa.

La Colpa? Quella di aver accettato il piano di allargamento dell’influenza NATO ed americana nella zona in questione.

Siamo sicuri che si sia trattato di una mossa avventata o, piuttosto, non di una risposta ad un nazionalismo espansionista come quello russo, irrorato di nuova linfa dalla determinazione putiniana?

In altre parole, è proprio da escludere che vi sia un progetto egemonico che, servendosi dell’arma energetica e di quella bellica, dovrebbe restituire al gigante slavo il ruolo di dominus assoluto di una consistente porzione del nostro continente?

D’altronde quanto sia consistente il proposito declamato di difendere la legalità internazionale da parte del potere russo lo si è visto nel trattamento inflitto alla repubblica cecena : un genocidio terrificante nel segno  di stragi, campi di concentramento e sistematiche torture.

Farsi ora campioni del diritto all’indipendenza di minoranze maltrattate appare beffardo oltre che poco credibile : quasi una di quelle burle che tanto allietavano un georgiano illustre come Stalin, vero modello, per ironia della sorte, dell’attuale uomo forte del Kremlino.

Un sussulto di dignità da parte di quest’Europa codarda, la stessa che vide l’ascesa del fuhrer tedesco in altri tempi, imporrebbe, finalmente, un indennizzo per quella popolazione martoriata nel silenzio e nell’indifferenza dei molti che preferirono sacrificare la libertà di un piccolo popolo sull’altare di un’improbabile alleanza anti-terroristica.

Abbia, dunque, il coraggio questo super-Stato capitolardo e benpensante di replicare al disprezzo delle regole minime di civile convivenza con un gesto simbolico : riconosca il Governo della Repubblica di Cecenia, democraticamente eletto e costretto all’esilio.

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7 Risposte to “Il Guanto della sfida”

  1. Cosa avrebbero fatto gli USA se la Russia domattina piazzasse i missili a Cuba? E se mandasse consiglieri miliari in Venezuela?

  2. La Cecenia inoltre è una repubblica che fa parte della federazione russa di cui fa parte dal 2003 dopo un democratico voto referendario. Il presidente Alu Alkhanov ha ricevuto il 74% dei consensi altro esempio in cui li la democrazia è rispettata sul serio.
    Chiaramente in Cecenia non è riuscita il golpe tipo la rivoluzione delle rose che ha portato al governo in georgia il pupazzo di bush.

  3. lafayette70 Says:

    Successe già nell’ottobre 1962, mi pare di ricordare : una risposta ferma e decisa che costrinse i sovietici a girare a largo dai Caraibi.
    Quanto a Chavez crollerà da solo, presto o tardi, non serve scomodarsi :sarà il popolo bolivariano a farsi giustizia con le proprie mani…

  4. lafayette70 Says:

    Democratico voto referendario?
    in mezzo ai campi di concentramento ed ai carri armati con i cingoli insanguinati ed i cannoni puntati?
    ‘E come se i nazi-fascisti avessero convocato un ‘elezione per sancire la leggittimità della loro occupazione..
    Orsù !

  5. concordo con la maggior parte di ciò che hai scritto, però mi chiedo:
    perchè in questo caso in qui è la russia a muoversi tutti si scandalizzano, mentre di fronte ai soprusi americani degli ultimi 50 anni nessuno dice mai nulla?

  6. Il problema più grave di tutta questa faccenda, parlando da europeo, è che il nostro continente, una tiepida alleanza di stati divisi politicamente e diversi economicamente e socialmente, rischia di essere travolto da una crisi energetica ed economica ai danni di USA e Russia che si fanno i loro interessi facendo le superpotenze con i missili e le minacce.

  7. Molto è stato dovuto alla miopia politica dei paesi europei così pronti a scaricare sugli USA le responsabilità della propria difesa contro la superpotenza sovietica di cui la Russia putiniana è la degna erede.
    Ma anche , una volta temporaneamente svanita la minaccia orientale,a risolvere, seppur approssimativamente, la matassa balcanica scatenata dalla follia dei nazionalismi contrapposti e dall’avventurismo di Milosevic.
    Sarebbe stata cosa lungimirante rispondere alle sfide che si presentavano di volta in volta, cosa che non è mai stata fatta, purtroppo…

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