Il tè nel deserto

Reduce dalle fatiche diplomatiche in grazia delle quali è riuscito ad ammansire le ire dell’orso russo col solo suono della propria voce flautata, il Premier di tutti gli italiani ha deciso di rinverdire i rapporti di buon vicinato con un altro satrapello niente male : il Colonnello Gheddafi, guida illuminata della Jamahirya libica e noto amico dell’umanità.

Una vecchia conoscenza di partitocrati ed imprenditori assistiti del nostro caro stivale, già proprietario di importanti quote del massimo gruppo automobilistico nostrano e di altri svariati cespiti, nonchè fornitore di essenziali materie prime.

Un caratterino da non stuzzicare visto che anni fa ebbe l’ardire di intimorirci lanciando verso l’isola di Pantelleria un paio di missili salvo poi essere ricondotto alla ragione non dalle  marziali proteste del nostro Parlamento , ma da un bombardamento yankee.

Ora che gli stessi americani , dopo un lungo embargo dovuto al coinvolgimento del regime libico in una strage terroristica ( l’esplosione in volo di un Jet in Inghilterra), con una delle loro disinvolte piroette diplomatiche, hanno accreditato la dittatura libica come alleato imprescindibile nela lotta contro Al-Qaeda, qualcun altro ha pensato bene di raccogliere un po’ di benefici.

Benefici?

Più petrolio, occorre infatti smarcarsi dall’est, vista la nuova guerra fredda ventura, e meno clandestini :ecco in sintesi l’equazione berlusconiana.

Facile sparlare di nucleare o di fonti alternative disegnando scenari napoleonici, ma poi il piatto piange ed occorre correre dietro alle esigenze del momento , alimentando le ambizioni dell’ENI e riempiendo le casse di un boia.

Molto realismo, certamente non un male in assoluto, ma è il modo che ancor ci offende.

Che bisogno c’era di un simile dispendio di quattrini ( a Parlamento in pausa feriale) a tardivo indennizzo del pur severo passato coloniale?

E le decine di migliaia di italiani ,espropriati di tutti i loro beni e cacciati ignomignosamente dal paese nordafricano senza uno straccio di compensazione e condannati a campare di una stentata pensioncina al ritorno nella madrepatria?

E le centinaia di migliaia di africani costretti nei campi di concentramento  in mezzo all’ospitale deserto libico?

Passare dalla minaccia di bombardare i barconi dei clandestini a quella di farli morire di sete e di stenti nonchè ,magari, di maltrattamenti prodigati da aguzzini a cui viene lasciata mano libera dall’accordo in questione , non sembra un gran progresso nella storia della civiltà mondiale.

Nè varrebbe ad emendare il tutto, almeno crediamo, l’eleganza del padrone di casa sottolineata dal suo augusto ospite…

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