Signori, in carrozza!

sullorlo-del-baratroUn interessante pezzo di Leonardo Butini apparso sul sito del Movimento Libertario:

In questi mesi si è fatto un gran parlare dei prestiti Ponte all’Alitalia. Più volte e da diversi autori è stato segnalato come le elargizioni al vettore aeronautico nazionale falsassero la concorrenza tra vettori, anche l’Istituto Bruno Leoni, grazie ai suoi competenti studiosi, si è premurato di porre all’attenzione pubblica i costi che gli italiani stanno sostenendo a causa del mancato fallimento naturale della compagnia di bandiera. E’ stato sollevato da più parti come il famoso prestito ponte di 400mln di € costituisse una palese violazione della concorrenza nel panorama del trasporto aereo, alle prese con gli alti costi dei prodotti derivati dal petrolio.

Tutto questo non ha fermato in alcun modo lo sperpero di denaro dei contribuenti, visto che poi tutti sono al corrente della cifra che è costata agli Italiani la Compagnia Aerea Italiana, pari a due miliardi di €, esclusa la discutibilissima bad company.

Quello che molti italiani non sanno è che in realtà, la situazione Alitalia, nel nostro Paese, non costituisce un unicum, ma è duplicata dalla ben poco virtuosa e vistosa situazione del Gruppo Ferrovie dello Stato. E’ ben noto che le perdite del Gruppo ammontavano, da bilancio 2006, a ben oltre due miliardi di €, da sommarsi a quanto percepiscono le Divisioni Trasporto Regionale dalle Regioni per il servizio pubblico da esse espletato.

Trenitalia percepisce dei finanziamenti per numerosi suoi ambiti operativi che altrimenti lavorerebbero in perdita. I cosiddetti “contratti di servizio con le Regioni” non sono altro che delle continue richieste di denaro ai suddetti organismi statalizzati che vengono corrisposti in cambio di un servizio effettuato all’interno della regione di competenza. Detti finanziamenti ammontano a €4,9 miliardi di € l’anno.

In questo quadro si inserisce come un fulmine a ciel sereno la Legge n.133/2008. Abbiamo sentito parlare di questo provvedimento per le polemiche sorte per i tagli all’istruzione e alla scuola. Lungi da noi entrare in cotante discussioni.

Quello che ci interessa sottolineare, in realtà, è il fatto che la legge 133/2008, all’art. 63 nasconda, di fatto, un finanziamento incondizionato al Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.a.

Detto articolo al suo comma 4 recita:

“…Per far fronte alle esigenze del Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.a. e’ autorizzata la spesa di 300 milioni di euro per l’anno 2008. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da emanarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e’ definita la destinazione del contributo…”.

Come è evidente, ci troviamo di fronte ad un dettato normativo che ha messo a disposizione del Gruppo Ferrovie dello Stato vero e proprio prestito-ponte di 300 milioni di €.

Tutto questo è passato sotto silenzio, con tutto il gran parlare e il gran scandalo che si è fatto per l’analoga elargizione all’Alitalia. In realtà, la summenzionata somma complessiva di € 4,9miliardi di € che Trenitalia percepisce dalle Regioni in forza dei contratti di servizio che non sono nemmeno scevri da inadempimenti da parte del vettore, aggiunta alla somma di 300 milioni di € pagati dai contribuenti costituisce una cifra ragguardevole che tutti coloro che pagano le tasse nel nostro Paese devono sopportare.

Ma vediamo nello specifico a quali entità è diretta la somma di 300 Milioni di €, da esse ricevuta a titolo di finanziamento a fondo perduto al Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.a.: detto Gruppo si compone di diverse strutture operative distinte, tra le quali spiccano maggiormente Trenitalia e RFI, rispettivamente il maggiore operatore di servizi ferroviari nel nostro Paese, operante sia nella lunga percorrenza e Alta Velocità, che nel settore Cargo e del Trasporto Pubblico Locale, e il gestore dell’infrastruttura ferroviaria, solo separati di diritto a partire dall’anno 2000 sulla scia della Direttiva Europea 91/440 CE, ma di fatto ancora sottoposti al controllo della suddetta Holding.

Pertanto, il non ancora emanato decreto ministeriale menzionato nell’art. 63 della suddetta legge non ha specificato il vincolo di destinazione di dette somme giunte al Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.a. Direttamente dalle tasche degli italiani.

Un finanziamento come quello sopra menzionato deve essere considerato inammissibile in un Paese europeo come il nostro, dove le ferrovie sono già finanziate in larga misura e la concorrenza tra operatori è sempre ostacolata dalla coincidenza di interessi di Trenitalia ed RFI, che usufruiscono di denaro pubblico che gli altri operatori in concorrenza con TI non percepiscono.

Infatti, una elargizione incondizionata a fondo perduto non può che andare contro alla necessità di un mercato concorrenziale che deve essere necessariamente instaurato nel panorama ferroviario italiano, al pari di quanto è avvenuto in Gran Bretagna, Svezia e Germania, dove le ferrovie hanno positivamente risentito dell’apporto benefico del nuovo regime concorrenziale tra operatori.

Pertanto, largo alla concorrenza e non a prestiti ponte che servono solo ad allungare l’agonia di un operatore asfittico, e soprattutto largo alla separazione reale di Trenitalia da RFI, senza la quale imprescindibilmente le ferrovie nel nostro Paese non potranno mai essere adeguate agli standard qualitativi medi europei.

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