Irritualità

gianfranco-fini1L’Uomo è ambizioso,certamente…

Fino a sognare l’agognato scranno presidenziale,forse.

Ma non v’è dubbio che Gianfranco Fini di strada ne ha percorsa dai tempi della sua leadership nel Fronte della Gioventù.

Erano tempi nei quali la destra italiana,quella intenzionata a mantenere accesa la fiammella del ventennio con un rituale dal gusto catacombale,difficilmente si sarebbe spinta sino all’elogio dello stato di Israele ed alla comprensione dell’abisso senza fondo della Shoah.

Abisso del quale il fascismo italiano saggiò,è vero,solo le prime propaggini dalla promulgazione delle infami leggi razziali alla caduta del regime,ma di cui portò traccia indelebile nell’attivo supporto alla caccia all’ebreo ed alla deportazione nei vagoni piombati diretti alle lugubri destinazioni dell’Europa orientale.

Certamente non mancarono le eccezioni,nè allora,nè nel successivo (troppo) lungo dopoguerra.

Ma per giungere ad un vero e proprio regolamento di conti,drammatico e fortunatamente non sanguinoso,occorrerà attendere la fine della guerra fredda,il definitivo tramonto del comunismo ed il parallelo venir meno di un’ideologia,fascista o post-fascista,nata in risposta alla rivoluzione d’ottobre quasi a realizzare,come intuì il grande De Felice,una “controrivoluzione preventiva”.

Proprio nel solco di un conservatorismo finalmente depurato da qualsiasi nostalgia totalitaria e pienamente inserito nella trama del pensiero politico occidentale,alleato o concorrente del parallelo filone liberale,pare svolgersi il percorso,apparentemente sorprendente, di colui che veniva indicato come il più probabile delfino di Silvio Berlusconi.

Ma gesti eclatanti come la visita in Israele con il contestuale pellegrinaggio al Yad Vashem,il luogo della memoria per eccellenza,hanno contribuito a fornire la plastica evidenza dell’ineluttabilità del nuovo corso costituendo un vero e proprio punto di non-ritorno…

Apprezzabilissima,quindi,la odierna,decisa,  presa di posizione sulla “riabilitazione”pontificia dei quattro vescovi tradizionalisti ,uno dei quali,l’inglese Williamson, apertamente antisemita e negazionista.

Soprattutto perchè costringe la Chiesa e lo schieramento moderato a rinunciare alle comode rendite di posizione assicurate da una buona coscienza alle volte autoreferenziale : d’altronde il principio dell’infallibilità papale appartiene alla dogmatica ,non al faticoso lavorio della moderna democrazia liberale.

Mera ambizione,come sottolineavo nell’incipit,ma affermare,seppur per via transitiva,che nessuno possa sottrarsi al vaglio della critica non sembra ,davvero,cosa da poco,a maggior ragione in una giornata consacrata al ricordo che si fa dolore e che non dovrebbe ridursi,come purtroppo accade,in una commemorazione museale incapace di esorcizzare gli spettri riaffioranti del passato.

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2 Risposte to “Irritualità”

  1. NON occorre sforzare troppo la memoria…per ricordare che l’unico portavoce ” di una storia negata, revisionata e soprattutto rinnegata è Gianfranco Fini. come il peggiore degli infami.

  2. lafayette70 Says:

    Perlomeno quella storia ed il ruolo che la sua parte in essa ebbe ha avuto il coraggio di metterla in discussione.
    Non è poco…

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