Stroncatura

la-vita-e-bellaDieci anni fa,al tempo dell’apoteosi globale per Roberto Benigni ed il suo celebratissimo film “La Vita è bella”,pochi ardimentosi osarono sfidare il luogocomunismo politicamente corretto che faceva un capolavoro di una pellicola mediocre e melensa.

Tra questi ricordo una spettacolare protesta di Giuliano Ferrara,non ancora diventato teo-con,che tentò di rompere la studiata quiete sanremese preannunciando un lancio di ortaggi rivolto al comico toscano.Ovviamente il tutto rientrò,all’italiana maniera,ed il disturbatore si dovette accontentare di indirizzare alcune uova sullo schermo televisivo dalla poltrona del proprio tinello.

Non fu il solo,a dire il vero,ad esplicitare il dissenso verso un’astuta operazione commerciale gabellata per tocco di genio chapliniano,nientemeno.

Oggi, una donna di straordinaria levatura politica e morale,Simone Veil,sopravvissuta dei lager hitleriani ed artefice della rinascita europea,unisce la sua voce al ristretto coro dei contestatori definendo,senza mezzi termini,l’opera come “scadente” e non meritevole degli oscar ricevuti.

Passi per la sceneggiatura approssimativa,la sciatteria di certi dialoghi e la recitazione non eccelsa di molti attori, fatto salvo il mattatore.Ma accuse ben più gravi sono venute da diversi intellettuali e non del mondo ebraico,in primis l’edulcorazione di un avvenimento tragico ed incomunicabile come la Shoah ridotto  a favoletta da consumare rapidamente in mezzo ad un mare di convenzionale piattume simil-pedagogico.Cercare di far rientrare l’evento in questione negli angusti limiti delle convenzioni cinematografiche era impresa difficilissima, sia chiaro,ma non fu nemmeno abbozzata.

Eppure basterebbe confrontare questo insigne monumento di insulsaggine con un filmetto umile,artigianale girato qualche anno prima da Roberto Faenza e passato pressochè inosservato che si intitolava “Jona che visse nella balena”.La storia è molto simile,ma trattata con ben altra sensibilità e dosaggio del pathos.

Tanto da descrivere efficacemente tutta l’assurdità di un mondo impazzito attraverso gli occhi di un bambino coinvolto nella tormenta che lo priva di ogni punto di riferimento.Il tutto reso con grande naturalezza e semplicità.

Che,come molti ignorano,è cosa assai diversa dalla semplificazione…

Il link alla notizia:  http://www.corriere.it/cinema/09_marzo_24/shoah_benigni_oscar_veil_danilo_taino_41004d8c-1847-11de-911f-00144f486ba6.shtml

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6 Risposte to “Stroncatura”

  1. Tiziana Says:

    Ci vuole un pò di tempo ma i bluff alla fine si scoprono

  2. lafayette70 Says:

    You can fool all the people some of the time, and some of the people all the time, but you cannot fool all the people all the time

    Abraham Lincoln

  3. Se Benigni fosse persona seria dovrebbe come minimo restituire il premio e Sofia Loren sparire dalla scena pubblica che sarebbe pure l’ora

  4. lafayette70 Says:

    Mi sa che chiedi l’impossibile all’uno e all’altra,purtroppo…

  5. Ricordate i bei tempi in cui Ferrara tirava le uova al televisore che trasmetteva Benigni. Seppure concordo con l’amica Tiziana che col tempo i bluff escono allo scoperto, passati dieci anni Ferrara è diventato fondamentalista, i socialisti (alcuni in verità) tengono per la vita di Stato, e Benigni è l’idolo di Sanremo. Sic

  6. lafayette70 Says:

    L’involuzione delle specie…

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