Photofinish

jim-tedisco-vs-scott-murphySi è conclusa con un pareggio la prima importante battaglia elettorale americana dall’inizio dell’era obamiana,circa 5 mesi addietro.

La tornata novembrina,ricordiamolo,oltre ad aver riportato un democratico alla Casa Bianca dopo due mandati repubblicani,ha consegnato una solida maggioranza congressuale al partito dell’Asinello.

Hillary Rodham Clinton, assunto il prestigioso incarico di Segretario di Stato nella nuova amministrazione, è stata sostituita nel proprio seggio senatoriale newyorkese dalla collega di partito Kirsten Gillibrand che ha reso così vacante la constituency n.20 della Camera dei Rappresentanti da costei strappata agli avversari repubblicani nel 2006.

Si è quindi resa necessaria un’elezione suppletiva per scegliere  un nuovo rappresentante da inviare a Washington.

Elezione che,nihil mirari,si è trasformata rapidamente in una vera e propria ordalia, dove la posta in gioco è cresciuta d’importanza col trascorrere delle settimane, sino ad assumere la valenza di un referendum nei confronti del neo-Presidente Barack Obama e delle sue prime scelte di governo.

Prima fra tutte la controversa manovra di rilancio dell’economia statunitense per mezzo del cosiddetto “Pacchetto di stimolo”,ovvero degli oltre 700 miliardi di dollari dei contribuenti americani utilizzati per tentare di rilanciare la domanda interna crollata a livello da anni ’30 sull’onda della drammatica crisi finanziaria e produttiva esplosa negli ultimi mesi in tutta la sua virulenza.

Altro tema di scontro fra i due candidati,escluso per un vizio di forma il terzo incomodo dei Libertarians,la vicenda farsesca del salvataggio di AIG,il colosso assicurativo,i cui generosi prestiti sono stati maldestramente utilizzati per pagare i generosi bonus accordati ai dirigenti del gruppo,causando un’ondata di indignazione popolare quasi senza precedenti.

Si fronteggiavano il quasi sconosciuto Scott Murphy,venture capitalist con influenti amicizie,per i democratici e Jim Tedisco,esperto leader dell’opposizione republicana nella Camera statale.

Partito con i favori del pronostico,Tedisco si è visto rimontare dal front-runner che ha annullato tutto il gap chiudendo il confronto in vantaggio di alcune decine di schede.

Ma è probabile che il risultato possa essere rovesciato visto che mancano all’appello oltre 6000 preferenze da scrutinare: il verdetto finale dovrebbe essere reso noto entro la metà del mese,salvo ricorsi,ovviamente.

Già ad urne chiuse,tuttavia,è possibile dire che lo scontro si sia chiuso con un pari e patta,qualunque sia l’esito finale.

Se,infatti,il GOP portasse a compimento l’obiettivo della riconquista di un collegio tradizionalmente conservatore passato all’avversario,la vittoria di strettissima misura non compenserebbe,di certo,gli sforzi politici e finanziari profusi dal NRCC e dal nuovo stratega del partito Michael Steele nel tentativo di ottenere una prima,chiara,inversione di rotta della marea obamiana.

Qualora,per converso,prevalesse il partito del Presidente,i suoi sostenitori non dovrebbero sottovalutare il piccolo segnale scaturito da una perdita di consensi non trascurabile(la Gillibrand trionfò a novembre con il 62% dei voti); incrinatura che diverrebbe più evidente se i repubblicani riuscissero a piantare la propria bandierina dalle parti di Saratoga Spings(una delle culle del patriottismo a stelle e strisce).

Comunque sia,superato questo primo esame,la quiete dovrebbe ritornare a Pennsylvania Avenue ed il Capo di Stato  potrà concentrarsi sulle politiche da mettere in atto per superare questo momento difficile,  consapevole del fatto che la pubblica opinione seguirà con attenzione estrema le sue prossime mosse.

Il dogma della sovranità popolare,come la definiva Tocqueville,tornerà ad esercitare la propria inflessibile attività di giudizio solo nel prossimo novembre con la corsa per i Governatorati del New Jersey e della Virginia.

Una pausa abbastanza lunga da sfruttare,possibilmente,nel migliore dei modi…

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