E io pago

A circa 60 anni dalla formulazione dell’ipotesi del buono scuola (c.d. School voucher), ad opera del grande economista Milton Friedman, non sarebbe del tutto fuoriluogo aspettarsi un progressivo recepimento, almeno in quei Paesi che amano etichettarsi come “occidentali”, di questo incentivo all’eccellenza ed alla libertà di scelta Ma lo scenario italico appare  tutt’oggi  largamente sconfortante. Accanto al livello medio che, nonostante i contributi elargiti, in confronto alle concorrenti europee risulta ancora poco soddisfacente, si affianca, ad oggi, una nuova circolare della guardia di finanza.

La suddetta disposizione mira ad inserire nei parametri di capacità contributiva individuati dal D.M. 10 settembre 1992 – assieme al possesso di cavalli da corsa, soventi crociere e così via – persino il pagamento di costose rette relative a scuole private. Vale a dire che i contribuenti che ad oggi si avvalgono dell’insegnamento impartito in istituti privati incorreranno in una maggiore possibilità di accertamento sintetico.

Il metodo, purtroppo noto, è quello del redditometro (ex art 38, comma 4, del D.P.R. 600/1973) secondo il quale, l’amministrazione finanziaria, sulla base di certi indici di capacità contributiva, potrà accertare sinteticamente il reddito della persona fisica il cui reddito dichiarato per due periodi d’imposta successivi, si discosti di oltre 1/4 da quello ritenuto “accertabile”.

Ovviamente si tratta di una presunzione legale relativa che, cioè, ammette prova contraria ma il cambiamento determinato dalla nuova disposizione sta nello spostare l’onere della prova dall’amministrazione al contribuente: ingolfo burocratico piuttosto oberante.

Fanno bene le varie associazioni, tra le quali Agesc, Fidae e Agidae, a non voler vedere affiancate attività del tutto superflue, come l’avvalersi di wellness centers od il possesso di un natante, ad un aspetto significativo come l’istruzione. Ma da un paese ancora così spudoratamente accentrato cosa mai ci saremmo dovuti aspettare?

Ilaria Garosi

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4 Risposte to “E io pago”

  1. Giacomo Grippa Says:

    Strano che l’idiosincrasia verso l’entità statale, verso lo Stato, sempre “spudorato”, ancorchè “accentrato”, in nome di un “libero fare” e di un “sentito credere”, resta da invocare quando c’è “mungere” finanziamenti.
    Si dirà che il diritto è per un servizio come la scuola che deve essere scelto.
    Ma il divieto di finanziare la scuola privata è degli immondi statalisti?
    Il “senza oneri per lo Stato” dell’art. 33 della Costituzione è allora una bestemmia o frutto dei soliti cattocomunisti?
    I “catto” buoni sono solo quelli che osannano il gioco imprenditoriale, i migliori liberisti, adusi ad ossequiare l’unica entità “accentrata”, l’unica “sovranità” in terra, cioè la casta ecclesiastica, con un capo-re che vive veste e come vive come un faraone, una struttura gerarchica, maschilista e sessuofobica, anch’essa da sostenere con i fondi pubblici.
    Spiriti liberi ( con mezzi e capacità i più meschini, prepotenti e ricattatori) negli affari, gregari invece solo verso le “strutture” della fede.

  2. Ma ls scuola privata in Italia è solo quela foraggiata ampiamente religiosa

  3. Infatti non ho mancato di sottolineare che il livello delle scuole private in Italia è del tutto insoddisfacente, sono un mucchio di enti raccogli-fondi a cui, spesso e volentieri, vengono destinati quei figli di papà che non han voglia di studiare o che semplicemente, andando in una pubblica, temono pulci e zecche! Inoltre, come avete già detto, la stragrande maggioranza è di ordine religioso. Ma se in futuro il metodo del “buono scuola” (che ad oggi è usato solo come “buono per le famiglie povere”) potesse incentivare la nascita di altre tipologie di scuole private (appartenenti ad altre correnti), non vedo perché precludersi questa possibilità. Comunque, anche se fosse introdotto, non obbligherebbe alcuno a scegliere una scuola privata anziché la pubblica; sarebbe esclusivamente un sistema “premiante”. Dd esempio nella mia zona le private godono di una pessima reputazione e dubito che qualcuno, tranne quei 4 o 5 signorotti ignoranti, le sceglierebbe.

  4. Credo che sarebbe più opportuno, invece di introdurre buoni di qualsiasi natura, migliorare il pubblico per tutti. Non so se il redditometro sia il miglior modo possibile, ma le tasse si pagano secondo la propria capacità contributiva (e questo lo dice anche la Costituzione) quindi è un metro iscriversi ad una scuola privata o al circolo del golf. Non mi addentrerei in arditi parallelismi con gli Stati Uniti, dove anche le più prestigiose università offrono borse di studio in base al merito, in Italia le scuole private e le poche università garantiscono molti privilegi in uscita, ma sono piuttosto bassine quanto a qualità. Oltre al fatto che sono per lo più confessionali, compresa l’università LUMSA dove i docenti sono quasi tutti giornalisti rai (con le mie scuse alla parola giornalista)

    http://www.nessundio.net/tiziana2009.htm

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