Memento

ilan-halimiSuccede in Europa,precisamente in Francia.

Succede che al processo della cosiddetta “gang dei barbari” il principale imputato del rapimento e dell’uccisione di Ilan Halimi,cittadino francese di origine ebraica, abbia fatto il suo ingresso in aula con un vistoso sorriso, declinando le proprie generalità di combattente della “giusta fede”.

“Il mio nome è Arabo, il cognome Armata africana della rivoluzione salafita,la mia data di nascita il 13 febraio 2006″(il giorno del rinvenimento del cadavere di Halimi).

Degno epitaffio sul cenotafio degli apologeti entusiasti di un’integrazione che rende legali in Europa civilissime costumanze quali la poligamia,il delitto d’onore,il velo alle donne ed altre quisquillie.

Troppe considerazioni per un minuto fatterello di cronaca nera?

Provate a dirlo agli amici ed ai parenti della vittima di simile zelo missionario…

Il link alla notizia:    http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2009/04/29/01016-20090429ARTFIG00610-fofana-provoque-les-juges-de-la-cour-d-assises-.php

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4 Risposte to “Memento”

  1. Povero ragazzo…che il suo ricordo sia in benedizione

  2. lafayette70 Says:

    Che,soprattutto,gli autori di un gesto così disumano e sconsiderato abbiano a pagare il proprio conto con la giustizia.

  3. Angela Segre' Says:

    Segnalo questo articolo,

    FOGLIO- Giulio Meotti : ” L’ebreo rimosso ”

    Roma. Ieri Libération dedicava tutta la sua prima pagina a questo efferato “crimine antisemita”. I rapitori lo avevano organizzato con molta cura. Ma pensavano che tutti gli ebrei fossero ricchi e che la famiglia di Ilan Halimi avrebbe pagato il riscatto. Una bella ragazza era entrata nel negozio di telefoni cellulari di Parigi dove Ilan lavorava come commesso. Gli aveva dato appuntamento in periferia. Una trappola. Tre settimane dopo, Ilan viene trovato agonizzante, il corpo bruciato all’ottanta per cento, vicino alla stazione di Saint-Geneviève-des- Bois. Seminudo, con ferite e bruciature di sigarette spente sulla carne viva e in quasi tutto il corpo, Ilan è morto nell’ambulanza che lo trasportava all’ospedale. La madre Ruth, chiedendo un processo pubblico e aperto a tutti, perché tutti possano vedere quel che può succedere a un ebreo nel cuore di Parigi, dice in modo chiaro quel che pensa: “Sarebbe stato ucciso in quel modo se non fosse stato un ebreo?”. Ilan non era di famiglia benestante. Per non urtare la sensibilità della comunità musulmana delle periferie il caso venne fin dall’inizio tenuto su un registro basso, la polizia negava l’intento religioso. Ma dopo che l’allora ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, annunciò che a casa del rapitore erano stati trovati scritti di Hamas e del Palestinian Charity Committee, fu tutto più evidente. Un ebreo torturato e ucciso nel cuore della Francia. Si è aperto ieri a Parigi il processo contro le ventisette persone accusate, a vari gradi, del sequestro e dell’assassinio di Ilan Halimi. Tra di loro Youssouf Fofana, capo della “gang di barbari”. L’uomo, 28 anni, è accusato, di “omicidio con premeditazione commesso a causa dell’appartenenza o della non appartenenza vera o presunta della vittima a una determinata religione”. Yedioth Ahronoth, il giornale israeliano che meglio ha seguito la vicenda, raccontava ieri di un clima sempre più antisemita in Francia in questi tre anni. “Va sempre peggio”, dice Serj Ben-Haim, presidente di una delle maggiori comunità parigine. “La morte di Ilan è un simbolo, l’antisemitismo continua a crescere”. Un mese fa Michael Benhamou venne aggredito e picchiato da un gruppo di arabi nella metro di Parigi al grido di “fottuto ebreo” e “ti uccidiamo ebreo”. Gli imputati al processo Halimi sono Jerome Ribeiro, detto “colpo di testa”, Samir Ait Abdelmalek alias “Smiler”, Fabrice Polygone, Yahia Kaba e Jean-Christophe G., unico minorenne del gruppo, soprannominato “Zigo”. Furono reclutati sulle strade di Bagneux da Fofana, il “boss”. “Dal primo giorno ho visto che l’ostaggio aveva tracce di ustioni da cicche sui fianchi e sulla schiena”, ha raccontato un carceriere sopraggiunto in un secondo momento, Cedric Birot Saint-Yves. Nonostante il leader della banda, Youssouf Fofana, avesse scelto Ilan nella convinzione che “gli ebrei sono tutti ricchi”, la famiglia Halimi, gente modesta che abitava nella stessa banlieue dei rapitori, non poteva pagare il riscatto preteso e il 13 febbraio Fofana ha inflitto a Ilan diverse coltellate per poi cospargerlo di benzina e dargli fuoco. Alla famiglia i rapitori hanno detto “se non potete pagare rivolgetevi alla sinagoga”. Nidra Poller sul Wall Street Journal scrive che “ciò che più disturba in questa storia è il coinvolgimento di parenti e vicini, al di là del circolo della gang, a cui fu detto dell’ostaggio ebreo e che si precipitarono a partecipare alla tortura”. La morte di Ilan Halimi non ha però meritato espressioni indignate da parte dell’opinione pubblica europea, non ha urtato la sensibilità di chi è sempre pronto a dichiararsi per il dialogo, la tolleranza, la convivenza civile. L’uccisione di Ilan è passata nel silenzio e nell’indifferenza, la sua fotografia non ha fatto il giro del mondo, i dettagli della sua morte sono stati criptati come degrado metropolitano. Ma Ilan è stato barbaramente ucciso perché ebreo. E il suo omicidio è avvenuto in Francia per mano di una banda di giovani islamici. Oggi riposa a Gerusalemme. Pare fosse sul punto di fare alyah prima che la gang islamica lo rapisse e torturasse a morte. La migliore eulogia non a caso l’ha scritta Judea Pearl, il padre del corrispondente del Wall Street Journal in Pakistan rapito e sgozzato come un animale da al Qaida dopo avergli fatto pronunciare queste parole: “Sono ebreo, mia madre è ebrea…”. “Come ha fatto questo clima disumano a infiltrarsi nel paese che ha dato al mondo libertà, uguaglianza e fratellanza?” chiede Judea Pearl. “Ilan non lo ha chiesto ai suoi rapitori, sapeva la risposta. Oh Ilan e Daniel, due bellissimi figli dell’occidente. Oh miei figli, non sono stati soltanto i barbari ad avervi uccisi, accanto a loro c’erano gli intellettuali. Vi hanno ucciso perché eravate l’anima della civiltà occidentale”.

  4. lafayette70 Says:

    Grazie.
    Sempre stimolante la lettura dei pezzi di Meotti.
    Tiene alta la guardia contro la minaccia incombente,anche se la linea identitaria del Foglio non coincide del tutto con quella di chi scrive.

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