Le Relazioni pericolose

Berlusconi e GheddafiPensavo di aver toccato il fondo due anni fa allorquando il nuovo zar di tutte le russie,Vladimir Putin,concluse il proprio trionfale pellegrinaggio nel bel paese a Bari tra le genuflessioni e le scappellate di politici ed imprenditori nazionali e locali.

Pensavo…

Mi vedo costretto a chiedere venia assistendo,solo mediaticamente stavolta,al triste e tristo spettacolo di un tiranno ricevuto con ogni onore  cui si intendeva tributare,per sovrammercato,degli omaggi che avrebbero sigillato degnamente una visita nefasta sotto ogni punto di vista.

Mi riferisco al ,fortunatamente abortito,vernissage al Senato della Repubblica che doveva vedere per protagonista assoluto il losco figuro di cui sopra ed alla laurea “horroris causa”  in giurisprudenza che,improvvidamente,un’università tricolore si è sentita in dovere di conferire a quel maestro del diritto al secolo conosciuto col nome di Muhammar al Gheddafi.

Onore a coloro,non moltissimi in verità,che hanno censurato e protestato in queste ore,disdoro incancellabile per i sicofanti,gli adulatori e gli opportunisti di ogni risma.

Pagheremo a carissimo prezzo il loro trionfo impastato di oro e sangue…

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Una Risposta to “Le Relazioni pericolose”

  1. 12/6/09 – Sgradevole salamelecco

    Vorrei dire qualcosa sulle sue incantevoli amazzoni, ma in sala c’è mia moglie (il rettore della Sapienza Luigi Frati motteggia Silvio)

    Il popolo è sovrano, e quindi non ha bisogno di votare (il colonnello)

    Per fortuna (anche degli sciagurati Nicola Latorre e Massimino D’Alema che non vedevano scandalo) il colonnello Gheddafi non ha parlato in Senato. Nella più appartata Sala Zuccari ha espresso giudizi antioccidentali e la veloce presa di distanza del ministro degli Esteri Frattini ha scongiurato (forse) un serio incidente diplomatico con gli Stati Uniti alla vigilia dell’incontro di Berlusconi con Obama.

    C’è stata troppa fretta nel promuovere a statista il leader libico. Come in troppi paesi africani, in quel paese non ci sono tracce di democrazia; lì non esiste un parlamento e i dissidenti sono perseguitati. L’Assemblea del popolo è guidata dal capo dello Stato e Gheddafi ha auspicato che anche in Italia si dissolvano i partiti per qualcosa di analogo. E se erano doverose le tardive scuse al popolo libico per il passato colonialista dei nostri bisnonni, qualche parola sarebbe stata gradita per le migliaia di italiani scacciati dalla Libia senza alcun risarcimento. E’ ancora in dubbio che una rappresentanza, che dovrebbe essere guidata dalla signora Ortu, sia ricevuta. Niente neanche per gli ebrei (che nulla avevano a che fare con la politica coloniale) allontanati dalla Libia di re Idris nel 1967 dopo la guerra dei Sei giorni, costretti a una fuga precipitosa quando salì al potere Gheddafi (1 settembre 1969). Non un aaa sui missili che nell’86 vennero sparati su Lampedusa.

    L’invito dell’Italia a Gheddafi era nell’ordine naturale delle cose, e per questo giorno hanno lavorato schieramenti trasversali per anni (gran feste nelle tende beduine da Pisanu a Latorre passando per Sgarbi). Ma sarebbe stato utile un rapporto tra pari, le nostre scuse si, ma anche qualche domanda. Ad esempio, perché non chiedere che fine fanno i rimpatriati dei gommoni respinti dalla nostra marina che opera davanti a Tripoli con le unità militari libiche?

    Il cerimoniale pomposo organizzato da Palazzo Chigi, al quale ha dato una robusta e imbarazzante dose di servilismo il sindaco di Roma (che terrorizzato dall’effetto piazza vuota già sperimentato con Benedetto XVI ha fatto organizzare pulmini dalle municipalizzate, dimostra una totale mancanza di equilibrio tra l’Italia che ha voltato pagina e la Libia che non ha neanche cominciato a girarla. Un sussiego eccessivo per il colonnello che ha presieduto nel 2003 la Commissione per i Diritti umani delle Nazioni Unite, e che continua a incarcerare i dissidenti e aiuta Omar al Bashir il presidente del Sudan accusato di crimini di guerra in Darfur. Ci piacerebbe comunque avere una risposta dai volenterosi politici italiani, che condividono solo in parte ciò che ha raccontato il colonnello, sul passaggio Vaticano = teocrazia Tiziana Ficacci, http://www.nogod.it guarda anche http://www.nessundio.net/blog/2009/06/10/1883/

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