Discriminazione positiva

No burqaDal primo luglio il Parlamento francese è al lavoro su un progetto di legge allo scopo di proibire l’utilizzo del burqa nelle strade e nei luoghi pubblici ed il dibattito,naturalmente,si è subito acceso.

Eh sì! nel 2009 è ancora,più che mai,necessario battersi contro gli oscurantisti e gli invasati di ogni sorta che predicano l’odio contro gli occidentali e la sottomissione assoluta delle donne.

Tuttavia,il dilemma,di non poco conto,è in che modo poter garantire il massimo di libertà individuale femminile se vengono messi in atto divieti in tema di abbigliamento.

Ma anche come garantire la libertà di colei che aspira a vivere all’occidentale,allorquando è un noto segreto di Pulcinella sapere che le donne e le ragazze sono spesso costrette ad indossare questo paludamento sotto asfissianti pressioni da parte delle famiglie e della propria comunità sociale e religiosa.

Inoltre,l’utilizzo di un abito riservato da parte di una comunità non ha che lo scopo di differenziarsi,creando incomprensioni,attizzando i conflitti e facendo crescere l’influenza nefasta degli estremisti,minaccia mortale per la convivenza civile.

Ma il burqa,come altri visibili segni di ostentazione religiosa,costituisce anche una spia per misurare il malessere della laicità e l’accresciuta influenza delle religioni nelle società secolarizzate.

Effettivamente,è possibile individuare attraverso il burqa le donne che avrebbero necessità di essere seguite dai servizi sociali, spesso carenti purtroppo.

Bisognerebbe adoperarsi per scongiurare il rischio che,una volta stabilito il divieto,le donne non vengano ghettizzate nella comunità di appartenenza facendole diventare delle vere e proprie “desaparecidas” agli occhi del paese di residenza.

‘E dunque in questo desiderio di libertà universale e di contrasto verso l’estremismo che il divieto del burqa appare, ai miei occhi, una necessità,accompagnata,inderogabilmente,da un intensificazione dell’assistenza ai soggetti che vivono in queste realtà “sensibili”,donne in primis,e della repressione nei riguardi di quei capi religiosi che fomentano la discriminazione e che spesso, ahinoi,costituiscono la scuola “della vita” per i loro sfortunati allievi.

Dylou Anarcho-capitaliste

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3 Risposte to “Discriminazione positiva”

  1. Daniela Says:

    Ma va? razzisti anche loro?

  2. lafayette70 Says:

    assolutamente no, direi

  3. Mi pare di capire che venga proposto quello che attuano i guardiani della virtù in Iran che bacchettano le donne che mostrano troppa caviglia. Lodevole forse l’intenzione , ma mi sembra la classica toppa peggior del buco

    http://www.nessundio.net/blog/2009/06/24/2001/

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