Fuoco di sbarramento

Martine Aubry,Segretaria all’ultimo voto dei socialisti francesi(epica la contesa al cardiopalmo con la collega e rivale Ségolène Royal all’ultimo congresso del partito)tenta di rilanciare un profilo più decisamente riformista alla vigilia delle elezioni regionali che si svolgeranno a marzo,quasi in concomitanza con quelle italiane.

E,analogamente all’Italia,anche oltralpe si parte da posizioni acquisite estremamente favorevoli alla sinistra assai difficilmente difendibili(nel 2005 i socialisti e i loro alleati prevalsero in 21 delle 23 regioni,lasciando le briciole alla controparte conservatrice).

Anche se le previsioni sono più quelle di un ridimensionamento inevitabile più che di una debacle,i nodi irrisolti della possibile alleanza con i centristi di François Bayrou(analogia,questa,solo apparente vista la sostanza assai  differente del MODEM rispetto all’UDC italiano,partito moderato sì,ma decisamente confessionale a differenza dell’omologo francese) e del rapporto conflittuale con la vasta area ecologista rimangono,come un’ombra minacciosa, a turbare i sonni dei maggiorenti della rosa nel pugno.

Dal clamoroso 16% di Cohn Bendit e della sua lista verde alle elezioni europee,ad un soffio dal deludente score dei colleghi gauchistes,non passa giorno,infatti,senza che una sfida venga lanciata dai primi all’indirizzo di un soggetto politico,il PS, elegantemente paragonato ad una vecchia cariatide da museo o ad un mostro burocratico antidiluviano.

Il quale,come detto,provvede egregiamente da sè a minare la credibilità residua con un’ incredibile sequela di risse,battibecchi e duelli sanguinosi,come quello ricordato tra le due primedonne per la segreteria,totalmente incapace di elaborare proposte comuni che mettano alle corde un sarkozysmo che si limita a giocare sulle difficoltà altrui,avendo smarrito,a propria volta,la baldanza e la brillantezza tattica dei giorni migliori.

Cosa,quest’ultima,puntualmente verificatasi in questi ultimi giorni con il dibattito sulla riforma previdenziale,da sempre un refrain di molte destre europee,ma assimilato,seppur con toni più soft,dalle sinistre di governo,da Blair in poi.

Ebbene,nel mentre la Aubry,compiendo una coraggiosa apertura al piano governativo di innalzamento dell’età pensionabile a 61 o 62 anni dai 60 attuali(l’abbassamento dai 65 originari costituisce una pesante eredità del mitterandismo) si dichiarava aperta ad un confronto sull’argomento,ricompattando,seppur a fatica,il corpaccione spesso inerte del suo partito,subito son partite le bordate degli altri componenti lo schieramento della sinistra,senza i quali qualsiasi velleità di vittoria elettorale verrebbe miseramente vanificata.

Ed è stato un vero tiro al bersaglio al quale nessuno ha ritenuto di sottrarsi:dagli stessi verdi che,pilatescamente, si dicevano d’accordo sul principio ma salvaguardando nel contempo i diritti acquisiti,ai comunisti delle due obbedienze :gli ortodossi  raggruppati nel vecchio PCF e nel neonato Parti de la Gauche,nato dalla “fuga” di alcuni notabili socialisti fuoriusciti dalla casa madre guidati dall’irruento Jean- Luc Mélenchon,ed i trozkisti(ebbene sì, esistono ancora!) del Nouveau Parti Anticapitaliste e di Lutte Ouvrière.

I toni quelli consueti che facevano ampio ricorso a fraseologie d’altri tempi condite di pesanti improperi all’indirizzo dei “traditori” pronti a svendere le grandi conquiste di decenni di lotte popolari per sedersi alla mensa padronale.

L’impressione che si ricava da questo guazzabuglio è ancora quello di una impressionante lentezza della politica,qui come altrove,nel comprendere ed interpretare le esigenze di una società nel suo complesso e non solo di alcune sue parti.

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