La rabbia e l’orgoglio

David Cameron,leader dei conservatori britannici,ha la convinzione di riuscire a riportare al governo il partito che fu di Margaret Thatcher,ponendo fine ad un lungo digiuno intervallato da amare débacles elettorali.

Per ottenere questo scopo ha messo in atto una strategia piuttosto consueta e di solito fruttuosa: lo spostamento al centro per attrarre,in questo caso, segmenti di elettorato delusi dall’inerzia dell’Esecutivo laburista di Gordon Brown.

Sostanziale via libera,quindi,al reingresso della manona pubblica in economia e sconfessione di quei postulati che avevano consentito ai tories di svecchiare un paese ed un economia ostaggio delle trade unions e di un rovinoso paradigma keynesiano.

Ma i tempi cambiano e così,per colpa di una crisi globale causata da…un eccesso di interventismo pubblico nella sfera economica si è deciso,all’unanimità e senza distinzione alcuna tra progressisti e conservatori,di correre ai ripari a suon di salvataggi di imprese decotte e di banche “private” in combutta con gli istituti di emissione nazionale.

Nessun riferimento a riforme vitali per far ripartire la macchina inceppata, a partire,s’intende,dalla cura dimagrante massiccia per apparati statali elefantiaci ed insostenibili: niente privatizzazioni,niente liberalizzazioni,men che meno mettere mano alla bomba previdenziale.

Tutt’al più qualche intervento cosmetico finalizzato ad un limitato contenimento delle spese,pallido riflesso dell’austerithy di altri tempi.

La sorpresa consiste nel fatto che,secondo un’interessante inchiesta pubblicata sul “Times” pare che questo tatticismo minimale del futuro Premier non riscuota eccessivo entusiasmo tra le giovani leve del partito conservatore.

Su 100 probabili futuri MP’s espressione del partito in questione ben 32,infatti,citano come personaggio storico di riferimento proprio quella Lady di Ferro che Cameron ha cercato,disperatamente,di esorcizzare,annunciando,pubblicamente,il superamento di quella esperienza.

Ma la cosa interessante è il radicalismo delle  opinioni in netta contrapposizione alla prudenza “ministeriale” del leader: taglio della spesa pubblica,no a nuove tasse,no a qualsiasi ipotesi di ingresso nell’UE e basta con la retorica del global warming.

Il tutto coniugato da una apertura sui temi cosiddetti etici: spicca tra i personaggi del sondaggio anche un’icona del movimento gay come il celeberrimo Harvey Milk.

Viste queste premesse ,più che vincere,il nuovo inquilino di Downing Street dovrà convincere.

Cosa, quest’ultima,come noto,assai più difficile della prima.

Il link all’inchiesta del “Times”    http://www.timesonline.co.uk/tol/news/politics/article7041835.ece

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