Bill Clinton e la demonizzazione del nemico

Ieri, Domenica 18 Aprile, è comparsa su “La Repubblica” un’ interessante quanto menzognera intervista di Wolf Blitzer della CNN all’ ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton riguardo il movimento dei Tea Party. Al di là dei quesiti posti da Blitzer, di per se già scontati e accomodanti”, risultano inorridenti le risposte fornite dall’ ex residente della Casa Bianca. Il presidente, infatti, attribuisce ai libertari, a volte in maniera più esplicita e altre in modo meno evidente, degli appellativi che esulano dalla tradizione anti-statalista e ultraliberale statunitense. Con una dialettica della finta moderazione di cui sono intrisi perfino i termini da lui adoperati, Clinton definisce i partecipanti ai Tea Party estremisti di destra e agitatori, come Tim McVeigh che nel 1993, durante il governo Clinton, fece esplodere una bomba all’ interno di un edificio federale a Oklahoma City, ma delle teorie del complotto governativo dietro questo attentato bisognerebbe parlarne in separata sede. Vergognoso e significativo è il passo in cui l’ ex guida dei democratici afferma: “Il presidente Obama è diverso, simboleggia la sempre maggiore diversità dell’ America”. Ora, dietro questa affermazione, si cela una grave accusa di razzismo nei confronti del libertari, menzognera in quanto tale teoria ripudia l’ odio razziale e anzi si fonda sul presupposto della parità dei diritti tra gli uomini al di là di razza, sesso e credo, in linea con tutte le costituzioni laiche occidentali. Quel che più rattrista però, è la sottesa strategia politica che si cela dietro le parole di Clinton, ovvero la bieca “demonizzazione” del nemico. Il libertario stereotipato dall’ ex presidente viene presentato come razzista, estremista di destra, reazionario e violento; malgrado in una prima parte dell’ intervista possa sembrare così, egli non agisce perchè motivato da un ideale politico, ma perchè in realtà non ritiene legittimo un presidente nero. Insomma Clinton gioca d’ astuzia, gettando discredito sui membri dei Tea Party, realtà che sta divenendo sempre più preoccupante per la maggioranza di governo, specialmente in vista delle elezioni di “mid-term” che avranno luogo il prossimo Novembre. Quelle del democratico sono parole di disonestà intellettuale, perchè demonizzano il nemico etichettandolo con valori burberi che non gli appartengono, il tutto facendo forza sull’ ignoranza degli elettori che non conoscono l’ impianto teorico ed etico del libertarismo. La conclusione dell’ intervistato sembra essere univoca: l’ opposizione politica contro Obama non è in realtà politica ma sociale, perchè è impossibile criticare l’ operato fin qui svolto dal presidente. L’ oppositore non ha buone ragioni politico-economiche per criticare il governo, è semplicemente un pazzo esaltato o un razzista. Cito le parole di Clinton nel punto, a mio parere, più significativo dell’ intervista: “Internet è una grande cassa di risonanza e ci sono molte persone ad ascoltare e, come ho detto, alcune sono attente, altre sono deliranti, alcune sono ragionevoli, altre ancora sono pazze”. Quindi ecco riaffiorare la strategia del terrore: l’ ex presidente mette tutti in guardia sulla possibilità del ripetersi di un attentato come quello di Oklahoma City. Ma, se come teorizzato nel corso degli anni in decine di documentari e libri d’ inchiesta, si venisse realmente a sapere che l’ attacco al Murrah Federal Building non fu altro che un auto-attentato governativo intento a rendere illegittime agli occhi dell’ opinione pubblica le proteste in corso in quei giorni del 1993, del tutto simili a quelle odierne? Di chi bisognerebbe aver paura in questo scenario degno del famoso film di culto Brazil? Di un folto gruppo di pacifici libertari in piazza o, ancora una volta, dello Stato?

Daniele Venanzi

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