Postmodernizzare Hegel (Per un’ interpretazione non metafisica dello spirito)

Se oggi un filosofo pubblicasse uno scritto così sistematico e metafisico come sono quelli di Hegel, verrebbe di sicuro deriso, o quanto meno considerato decisamente anacronistico dalla maggioranza assoluta della comunità filosofica. La ormai conclamata fine delle cosiddette metanarrazioni, nonché le idee totalizzanti che provavano a spiegare l’ intera realtà del nostro mondo (si vedano la religione, lo storicismo, le ideologie forti, l’ illuminismo, lo scientismo, lo stato) ha radicato nella mentalità comune contemporanea la diffidenza nei confronti di quelle posizioni filosofiche, politiche o sociali che tentano di imporsi creando tutto un sistema di valori inspiegabili attraverso le logiche “terrene”, ma che fanno riferimento a entità superiori ed immanenti di cui non si può provare l’ esistenza, per esempio dio, lo spirito, la volontà, l’ iperuranio, il motore immobile, il logos e via discorrendo. Per questo risulta difficile oggi condividere molti aspetti della filosofia hegeliana, soprattutto perché nel corpus degli scritti del pensatore tedesco è clamorosamente evidente la connessione tra impostazione metafisica attua a cogliere il reale e le sue conseguenze in campo politico e sociale che, come ci insegna la storia del pensiero filosofico, hanno direttamente ispirato visioni totalitarie e, potremmo dire, dogmatiche. Nella postmodernità, alla luce delle riflessioni sulla legittimità delle istituzioni svolte nel 900, chiunque legga Hegel si pone questa domanda: “quale processo storico concreto, quale entità concreta e tangibile, giustifica questa idea di stato, di religione, di famiglia, di diritto, di economia?” E’ evidente che rispondere che è lo spirito in quanto entità immanente autrice della Storia che giustifica tutto ciò, è folle e scaturirebbe risate a non finire anche tra quanti di filosofia non capiscono molto. Semplicemente, giunta a questo punto, l’ umanità non può e non vuole più credere in quello che non vede, che non tocca con mano. Ma leggendo solamente sotto quest’ ottica Hegel, oltre a fare un enorme torto al pensatore tedesco, si rischia di gettare, come si dice popolarmente, il bambino insieme all’ acqua santa. C’è dell’ altro in Hegel, e bisogna sviscerare il suo pensiero e coglierne le sfumature più intime per poter realmente apprezzare la grandezza di questo autore. E proprio alla luce di questa riflessione, Hegel stesso diviene strumento di apertura mentale che aiuta a cogliere gli aspetti migliori di qualsiasi corrente filosofica, letteraria, culturale. Se ci sforziamo di vedere lo spirito non solo come entità metafisica che giustifica qualsiasi brutalità commessa dallo stato (basta che si salvino le apparenze delle istituzioni) o che esalta l’ arte romantica e la cultura tedesca come i migliori prodotti dell’ animo umano nel corso dei secoli, possiamo percepire un’ ideale molto più elevato che spesso si fatica a cogliere. Quando Hegel parla di cammino dello spirito, di tempi maturi o non maturi affinché le manifestazioni dell’ animo umano prendessero certi connotati, ci invita a giudicare ogni fenomeno “contestualizzandolo” nella sua situazione temporale e sociale. Se imparassimo a leggere sotto quest’ ottica ogni singolo artista e pensatore, scopriremmo di non aver colto molto del loro senso più profondo perché condizionati da un giudizio che è troppo figlio della mentalità in cui noi, a nostra volta, siamo inseriti. Quando Hegel si riferisce allo stoicismo, all’ arte greca e ad altre realtà del passato come il massimo che lo spirito potesse compiere in determinate epoche, sta proprio dicendoci che quei modi di pensare potranno anche essere surclassati per noi contemporanei, ma se adeguatamente giudicati inserendoli nel loro contesto, possono sembrarci delle avanguardie del passato. Per dare una definizione romantica di quello che, a mio avviso, è il senso più profondo del pensiero hegeliano, bisognerebbe paragonarlo all’ idea di poesia che aveva Benedetto Croce, ovvero quell’ arte che rimane sempre attuale in quanto non collocabile, per termini usati e temi trattati, in un determinato periodo storico. Ecco, è questo l’ invito che Hegel inoltra ai suoi lettori: cercare nello spirito di ciascun grande uomo (ecco quindi una lettura non metafisica e non moralista degli individui cosmico-storici) i tratti migliori e gli ideali che ci arricchiscono culturalmente in quanto figli non del tempo e della società, ma del più intimo sentire umano. In questo modo lo spirito diviene metafora, pura figura retorica, strumento di cui il filosofo tedesco si serve per spiegare il vero senso della sua ricerca. Non è più quindi un’ entità metafisica che rende il pensiero di Hegel giustificazionista, ma semplice chiave d’ indagine della realtà, emblema di un metodo critico con cui rivolgere uno sguardo sul mondo, dagli albori sino ai nostri giorni. E’ questo che intendo per postmodernizzare Hegel: depurare, magari forzando quelle che erano le reali intenzioni del nostro filosofo stesso, di tutti gli aspetti metafisici il suo sistema filosofico e renderlo così apprezzabile alla sensibilità postmoderna. In fondo, io credo che anche questo lavoro di postmodernizzazione di Hegel che mi sono permesso di attuare, non sia altro che la prova di quello che ritengo essere il metodo di indagine sul reale che Hegel invitava i suoi lettori ad utilizzare.

Daniele Venanzi

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