Libero arbitrio, ma con riserva

Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”: il ddl Calabrò, o una leggera variante che lo rispecchia quasi interamente, è stato ieri approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera. Assistiamo all’ennesimo triste passo verso la deprivazione del libero arbitrio in nome di una logica che protegge l’esistenza – perché di vita non si può più parlare –  a tutti i costi, sopra ogni altro valore o volontà.

Il contesto, sebbene in veste più moderna, ci ricorda l’abbindolamento di certe norme “double-face”,  tra cui può essere annoverato l’art. 5 del Cod. Civ., là appositamente sistemato non certo per proteggere la dignità della vita dell’individuo nei confronti di un irragionevole autolesionismo, anche perché già la sporadicità dell’evento in un contesto normale sarebbe bastata a rendere superflua l’opportunità di una tale disposizione normativa, ma per punire atti di mutilazione che avrebbero di fatto ridotto il corpo militare italiano.  Così il ddl Calabrò, o quella bozza che gli somiglia, nasce con il falso intento di tutelare la dignità della vita umana, ma toglie in realtà ciò che di più vero essa custodisce: la libertà di scelta.

Se fino ad oggi abbiamo continuato a sperare di poter decidere autonomamente cosa fare della nostra vita e del nostro corpo la proposta di legge in questione giunge come un segnale d’avvertimento da parte di una politica non più al servizio di liberi cittadini, ma impositrice.  Infatti, in caso di stato vegetativo o incapacità a comprendere le direttive mediche, non sarà più possibile assicurare il rispetto della nostra volontà delegando la scelta ad un fiduciario, al contrario, in caso di contrasti tra il suddetto ed il medico curante, interverrà il giudizio vincolante di un collegio di medici ad hoc costituito.

All’interno del testo normativo non vediamo svanire solo l’autonomia decisionale del singolo individuo, ma anche l’autonomia professionale del medico curante che, in caso di espressione di un parere diverso dal proprio, sarà praticamente costretto a rinunciare al mandato o ad eseguirlo forzatamente sotto direttive altrui.

E Se ancora pensiamo di poterci grattar via il marchio “proprietà dello Stato” tramite una semplice dichiarazione anticipata di trattamento ecco che nuovamente ci sbagliamo: le Dat continueranno ad essere non vincolanti e, inoltre, dovranno essere redatte nella forma prescritta dalla legge (scritta o dattiloscritta con firma autografata). Cade così anche la speranza di vedere la sentenza sul caso Eluana Englaro, che decretò il diritto di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzata in base a ricostruzioni postume, creare un punto di legge.

Un Nihil obstat parrebbe attestarsi anche dal punto di vista costituzionale, infatti, l’alimentazione e l’idratazione non sono, secondo il testo in questione, considerate terapie e potranno addirittura essere sospese se dovessero cagionare danno al paziente.

Tuttavia l’approvazione definitiva è programmata per il mese di luglio quando il testo sarà discusso in Parlamento. Dal canto suo l’opposizione, per bocca di Livia Turco, promette di continuare la battaglia in aula, mentre Ignazio Marino fa appello alla coerenza di quei deputati del PdL che si definiscono “di cultura laica e liberale”. In tutto questo marasma parlamentare l’eutanasia continua ad essere una nota di sottofondo silenziosa ma persistente.

Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”: il ddl Calabrò, o una leggera variante che lo rispecchia quasi interamente, è stato ieri approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera. Assistiamo all’ennesimo triste passo verso la deprivazione del libero arbitrio in nome di una logica che protegge l’esistenza – perché di vita non si può più parlare –  a tutti i costi, sopra ogni altro valore o volontà.

Il contesto, sebbene in veste più moderna, ci ricorda l’abbindolamento di certe norme “double-face”,  tra cui può essere annoverato l’art. 5 del Cod. Civ., là appositamente sistemato non certo per proteggere la dignità della vita dell’individuo nei confronti di un irragionevole autolesionismo, anche perché già la sporadicità dell’evento in un contesto normale sarebbe bastata a rendere superflua l’opportunità di una tale disposizione normativa, ma per punire atti di mutilazione che avrebbero di fatto ridotto il corpo militare italiano.  Così il ddl Calabrò, o quella bozza che gli somiglia, nasce con il falso intento di tutelare la dignità della vita umana, ma toglie in realtà ciò che di più vero essa custodisce: la libertà di scelta.

Se fino ad oggi abbiamo continuato a sperare di poter decidere autonomamente cosa fare della nostra vita e del nostro corpo la proposta di legge in questione giunge come un segnale d’avvertimento da parte di una politica non più al servizio di liberi cittadini, ma impositrice.  Infatti, in caso di stato vegetativo o incapacità a comprendere le direttive mediche, non sarà più possibile assicurare il rispetto della nostra volontà delegando la scelta ad un fiduciario, al contrario, in caso di contrasti tra il suddetto ed il medico curante, interverrà il giudizio vincolante di un collegio di medici ad hoc costituito.

All’interno del testo normativo non vediamo svanire solo l’autonomia decisionale del singolo individuo, ma anche l’autonomia professionale del medico curante che, in caso di espressione di un parere diverso dal proprio, sarà praticamente costretto a rinunciare al mandato o ad eseguirlo forzatamente sotto direttive altrui.

E Se ancora pensiamo di poterci grattar via il marchio “proprietà dello Stato” tramite una semplice dichiarazione anticipata di trattamento ecco che nuovamente ci sbagliamo: le Dat continueranno ad essere non vincolanti e, inoltre, dovranno essere redatte nella forma prescritta dalla legge (scritta o dattiloscritta con firma autografata). Cade così anche la speranza di vedere la sentenza sul caso Eluana Englaro, che decretò il diritto di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzata in base a ricostruzioni postume, creare un punto di legge.

Un Nihil obstat parrebbe attestarsi anche dal punto di vista costituzionale, infatti, l’alimentazione e l’idratazione non sono, secondo il testo in questione, considerate terapie e potranno addirittura essere sospese se dovessero cagionare danno al paziente.

Tuttavia l’approvazione definitiva è programmata per il mese di luglio quando il testo sarà discusso in Parlamento. Dal canto suo l’opposizione, per bocca di Livia Turco, promette di continuare la battaglia in aula, mentre Ignazio Marino fa appello alla coerenza di quei deputati del PdL che si definiscono “di cultura laica e liberale”. In tutto questo marasma parlamentare l’eutanasia continua ad essere una nota di sottofondo silenziosa ma persistente.

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