Einaudi vs. Croce – due pietre miliari a confronto

Spesso viene dimenticata la storia politica del nostro paese e, facendo di tutta l’ erba un fascio, si lasciano nell’ oblio degli anni e del susseguirsi delle legislature alcune grandissime figure che nulla hanno da invidiare ai migliori punti di riferimento liberale statunitensi, sia da un punto di vista teoretico che nell’ applicazione pratica delle proprie convinzioni.

 Il pensiero liberale del 900 italiano è principalmente marcato dalla presenza di due pietre miliari che andrebbero riscoperte nella forza delle loro idee e nella coerenza dell’ applicazione delle medesime; mi riferisco a Luigi Einaudi e Benedetto Croce.

 Due maniere opposte di interpretare e vivere il liberalismo classico, che giungono a conclusioni spesso inedite ed innovative, specialmente in un paese fin troppo arretrato quale l’ Italia.

 Luigi Einaudi fu esempio concreto di economista liberale, governatore della Banca d’ Italia, ministro del Tesoro e presidente della Repubblica impeccabile, grandissimo professore e filosofo politico. I suoi scritti sono di un’ attualità disarmate e di una limpidezza riservata alla penna di pochi; trattò i temi più disparati, dai ferventi attacchi alla scuola pubblica alle ferme opposizioni al colonialismo italiano di stampo fascista agli studi critici sul diritto tributario. Analizzò anche i meccanismi del sistema statunitense per teorizzarne un’ applicazione concreta sul suolo italiano. Oltre a “Lo scrittoio del Presidente” e “Il buongoverno”, sicuramente gli scritti più letti di Einaudi, sarebbe utile trarre insegnamenti anche da “L’ arbitrato industriale”, proprio oggi in cui la soluzione alternativa degli arbitrati privati sembra essere tornata ipotesi in auge.

 Probabilmente il Presidente non aveva la consapevolezza del fatto che il coerentissimo binomio di libertà individuali ed economiche da lui propugnato lo portava a sconfinare nel moderno libertarismo, o se vogliamo, nell’ anarco-capitalismo. Già, perchè l’ Einaudi più maturo, come ad esempio Ricossa, non può essere considerato un miniarchista, ma un vero liberale che ha sposato la causa dell’ anarco-individualismo.

 Forse i tempi non erano ancora maturi per parlare di libertarismo nell’ accezione odierna del termine, o forse il Presidente si rendeva benissimo conto delle sue attitudini anarchiche ma preferiva non palesarle esplicitamente per scongiurare l’ inevitabile ostracismo intellettuale che la classe politica del tempo avrebbe perpetrato nei suoi confronti.

 Bellissima inoltre la sua visione dell’ Europa come entità garante di libertà individuali ed economiche che abbatta le barriere doganali e i confini, lontana dunque dall’ essere l’ organizzazione leviatanica a cui i popoli europei sono obbligati coercitivamente a sottostare oggi. Alcune intuizioni squisitamente filosofiche dell’ Einaudi migliore, come quelle sull’ impossibilità della scuola pubblica e della televisione di stato di mantenere posizioni oggettive e prive di colori, in quanto entità controllate dai governi e quindi potenziali mezzi di indottrinamento politico, lo pongono al pari di un grandissimo libertario statunitense quale Murray N. Rothbard, del quale, cronologicamente parlando, potrebbe anche esserne l’ inconsapevole predecessore, soprattutto nelle righe in cui il pensatore nostrano arriva ad affermare che “le libertà civili sono inscindibili dalle libertà economiche”.

 Di tutt’ altro avviso fu invece la concezione di Benedetto Croce, nonno della sinistra liberale italiana, se per suo padre vogliamo considerare Eugenio Scalfari. Uomo di altri tempi, irriducibile studioso e interprete dello spirito e dello storicismo hegeliani in antitesi alla tradizione tardo ottocentesca e novecentesca, che riconosceva nel prodotto della filosofia di Hegel un’ univoca chiave di lettura filo-marxista e quindi inevitabilmente di sinistra, per sconfinare poi nel socialismo e dintorni.

 Ma Croce si oppose fortemente alle ideologie totalizzanti e totalitarie che rileggevano Hegel persino in chiave fascista, quali quelle propugnate dal suo grande rivale poilitico e culturale Giovanni Gentile. Giunse infatti a definire il fascismo una “malattia morale”, che atrofizza e prosciuga la società e l’ animo degli individui.

 Da un punto di vista teorico, è lungimirante la sua divisione tra liberalismo e liberismo, ove nel primo si considerano le libertà individuali e nel secondo quelle economiche. Questa bipartizione, avversa ai “liberali completi”, altrimenti detti libertari, è però molto utile per identificare con esattezza le collocazioni delle varie correnti liberali evolutesi e, in un certo senso, distaccatesi dalla teoria classica lockiana. Il fatto che nelle altre lingue non esista questo discernimento può portare persino a considerare Croce come l’ inconsapevole precursore della suddivisione che attua il libertarismo statunitense moderno tra liberals, i liberali di Croce, e i conservatives, i liberisti; fusione e sintesi di queste due attitudini è ovviamente il libertarismo.

La vita e il pensiero di questi due uomini, così diversi e a loro modo grandi, hanno tuttavia due importanti punti d’ incontro: il primo è senza dubbio la costituzione e la lunga e appassionata militanza nel Partito Liberale Italiano, entità politica di riferimento per i sempre troppo pochi liberali italiani, e il secondo, nonché il più importante e che rende maggiore onore ai nostri pensatori, è la viscerale opposizione al regime fascista, con le sue barbarie civili e la sua concezione totalitaria e profondamente anti-liberale dello stato, in cui i cittadini risultano essere nient’ altro che cellule facenti parti della grande macchina dello stato, nella quale hanno coercitivamente alienato ogni diritto, quasi come fosse la realizzazione del patto sociale di Hobbes.

 I grandi del liberalismo non sono solo nella vecchia Inghilterra o oltre oceano e, nazionalismo a parte, riportare in auge il loro pensiero può essere grande motivo di orgoglio, non tanto per lo spirito nazionalista (di per se avverso alle logiche liberali), quanto per la cultura dello stivale.

 Daniele Venanzi

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