Fuoco di sbarramento

Spesso l’Italia viene dipinta come il paese della sindacatocrazia. Il bengodi di questo ceto di burocrati privilegiati si sostanzia in tutta una serie di generosi emolumenti pubblici illustrati mirabilmente nel libro “L’altra casta” di Livadiotti.

Va da sè che questo potere finanziario si trasforma in politica pura, allorquando si tratti di esprimersi sulle decisioni governative,da qualsiasi parte provengano. Ed è un ruolo essenzialmente conservatore,nell’accezione peggiore del termine, quello giocato dalla trimurti sindacale e dalla miriade di organizzazioni minori sorte negli ultimi anni.

 Superfluo ricordare come qualsiasi velleità di riforma si sia infranta contro la resistenza pervicace di costoro col brillante risultato di accentuare le difficoltà dell’attuale, catastrofico, momento di crisi economica. Lo si è visto durante le lunghe,estenuanti discussioni in merito al ritocco del sistema previdenziale o del mercato lavorativo. Il risultato un modestissimo compromesso al ribasso destinato ad essere travolto da nuove, repentine emergenze.

Ora,nonostante l’incipiente collasso della moneta unica,operazione intempestiva e sciagurata, si replica.

 Di fronte ad un’aspirina con la quale si pretende curare un malato terminale si risponde con l’elogio della sofferenza. Da far patire ad altri,ovviamente. Perchè se il piano di austerity raffazzonato alla bell’e meglio dall’Esecutivo per garantire una precaria sopravvivenza al sistema non funzionerà,come altamente probabile, l’altro compare del patto demo-consociativo italiota ha deciso,per parte sua,di sabotarlo preventivamente.

Va tutto bene, insomma, e guai a toccare privilegi, franchigie, sprechi cui è stata appiccicata,in bella evidenza,l’etichetta di “diritti”. E pazienza se poi i conti andranno a sballare definitivamente.

 Detto così, la strategia del tanto peggio tanto meglio così tenacemente perseguita potrebbe anche accelerare il crollo di un sistema malato. Ma il problema è che la volontà sottesa a tanto sforzo è solo quella di edificare un edificio più resistente di quello abbattuto.

 Dalla Bastiglia statalista al gigantesco carcere all’aperto di “Fuga da New York” il percorso non è poi così lungo. Soprattutto se le vittime decidono di aiutare i carcerieri.

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