Insostenibile leggerezza praghese

La politica ceca assomiglia tanto ad uno di quei giocherelli per bambini dove,dopo aver scosso tutto per benino causando una indicibile confusione,tutto ritorma magicamente come prima.

Ulteriore testimonianza se ne è avuta in una paradossale campagna elettorale senza esclusione di colpi.Sembrava dover venir giù il mondo dopo la caduta ignomignosa del Governo Topolanek e la frantumazione dei due principali partiti contendentesi il potere,il socialdemocratico ed il liberal-conservatore ODS,fondato dall’attuale Presidente Vaclav Klaus,noto per le sue convinzioni euroscettiche.

Ed invece il risultato più tangibile del voto è un rimescolamento delle rappresentanze parlamentari con nuovi gruppi che ereditano il capitale di consensi appartenuto a movimenti ideologicamente contigui.

Prendiamo il caso del trionfatore di oggi,Karel Schwarzemberg,nobile di antico lignaggio.A differenza di Klaus un deciso fautore dell’integrazione nell’UE e già Ministro degli Esteri nel precedente Esecutivo in rappresentanza del partito di centro cristiano-democratico.Ebbene,mollati al loro destino gli antichi compagni,l’ambizioso principe,messo su il proprio comitato denominato TOP 09 (Tradizione,Responsabilità,Prosperità) raccoglie quasi il 17% e si pone come principale outsider per la formazione del nuovo gabinetto cui aspirava il leader dell’ODS.

Simile la storia dell’altro beneficiato dell’urna,il giornalista John Radek che con il suo movimento “Public Affairs” totalizza un bel gruzzolo di deputati in forza del 10 % raccolto.Anche qui,ovviamente,cannibalizando i due principali gruppi della coalizione uscente,ovvero l’ODS  e i cristiano-democratici.

Nuova maggioranza moderata alle viste,quindi,con nuovi e meno nuovi leaders a menare le danze.Non una garanzia di maggiore coesione ed incisività nell’azione amministrativa,questo il fondato timore.

Buio fitto a sinistra: i socialdemocratici escono piuttosto malconci dall’ordalia,come i contenders conservatori.Con la differenza che questi ultimi,seppur depotenziati,si troveranno ad essere ancora il perno del sistema,mentre la principale formazione della sinistra ceca si dovrà accontentare di un pugno di mosche.Nè basta a giustificare la debacle(-10%) il discreto score(4%) dell’ultimo PM in quota socialista, Milos Zeman,anch’egli tentato dall’avventura personale,peraltro infruttuosa vista la soglia di sbarramento del 5% non raggiunta.Anche fatta la tara rimane inspiegabile agli strateghi del CSSD la perdita secca di sei punti percentuali,quasi venti seggi in meno.

Diventano sempre più marginali anche i comunisti in crisi di idee e di voti.

Ultima citazione per l’amplio pattuglione degli sconfitti.Detto del crollo dei cristiano-democratici e dei verdi,singolari compagni d’arme nel ministero Topolanek,ricordiamo,en passant,il buon risultato dell’ex anchorwoman Boboscikova con la sua lista “Sovranità”,il flop del pupillo di Klaus,Petr Mach,a capo dei “Liberi Cittadini” e del neonato “Partito Pirata” e la stasi di ” Giustizia Sociale”  movimento populista di ispirazione nazistoide.

Da domani,cessato il clamore,si ritorna al lavoro all’ombra di quel Castello kafkiano mai come oggi metafora di un paese enigmatico.

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