Fratelli su libero suolo…

Due i dati significativi delle elezioni provinciali svoltesi domenica e lunedì scorso in Sardegna. Primo, ed è ormai una consuetudine, l’astensionismo schizzato a vette fino a poco tempo addietro impensabili.

 Basti considerare il davvero misero 57% che ha deciso di riporre nell’urna la scheda del più inutile degli enti amministrativi nazionali. Sì, quelle stesse province di cui discettavo pochi giorni fa https://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/2010/05/26/cosmetica-istituzionale/ al momento del dibattito sulla parziale abolizione delle stesse. Che ha avuto termine nel modo che ognuno poteva immaginare: ovvero con un ridicolo e catastrofico rinvio a settembre esaurito l’effetto della smania per la villeggiatura estiva, evidentemente…

Ma i tempi corrono e presto questo autentico ferrovecchio giacobino-risorgimental-fascista, con la sua stanca nomenklatura, verrà sommerso da un rifiuto plebiscitario, come nell’ordine naturale delle cose.

L’altra notizia del giorno,e non è un caso che poco se ne parli,è l’affermazione degli indipendentisti dell’ IRS (Indipendentzia Repubrica de Sardigna) che hanno quasi raddoppiato i propri consensi, raccogliendo oltre 27000 preferenze di lista e circa 32000 sui candidati presidenti.

In termini numerici il movimento capitanato da Gavino Sale ha oramai raggiunto il 4% su base regionale,diventando così,esclusi i partiti tedeschi dell’Alto Adige-Sud Tirol, il più forte gruppo indipendentista d’Italia.

Da notare che la piattaforma politico-elettorale del partito si connota per una certa moderazione in campo economico e sociale: le posizioni sono tutt’altro che liberiste o social-massimaliste, quasi sulla falsariga di quelle dello Scottish National Party, per intenderci.Eppure la radicalità del progetto è tutta in quella semplice parola: indipendenza. Da conquistare con una tenace opera di apostolato quotidiano non disdegnando di “sporcarsi le mani” con la politica dell’entrismo. Quanto questa tattica possa rivelarsi vincente sarà solo il tempo a deciderlo. Per ora limitiamoci a constatare come,per beffarda ironia della storia, da quella stessa zona che, assieme al Piemonte sabaudo, diede inizio al processo unitario inizia a soffiare un’arietta del tutto diversa. E non è detto sia un male, anzi…

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