Gaza: imperialismo e mercantilismo

Alcuni boicottano la Coca-Cola o McDonald’s in quanto multinazionali capitaliste, altri i supermercati Coop perchè cooperative rosse.

Tutti questi individui esercitano il proprio diritto di decidere a chi destinare e a chi no parte dei propri guadagni per avere in cambio un servizio o della merce, al di là di qualsiasi ragione ideologica o di differente natura che motivi la loro scelta. Ma se è uno stato con la sua forza coercitiva a vietare il commercio import di un’ altra entità statale autonoma e legittima, la situazione è differente: la pratica del boicottaggio diviene forzosa e prende il nome di “embargo”.

 Gaza è l’ emblema di questa pratica che non ha nulla a che vedere con il capitalismo e il libero mercato, è anzi assimilabile all’ ideologia imperialista e mercantilista per come ricorda i divieti commerciali imposti dagli stati alle leggendarie compagnie giramondo dell’ epoca.

 Non si tratta di schierarsi a favore della Palestina o di Israele, ma semplicemente di condannare, come già fatto da Ron Paul, un sistema che impedisce alle iniziative private provenienti dal mercato globale di intrattenere scambi in territorio palestinese.

Se da un parte le associazioni governative internazionali abusano senza alcun diritto dei fondi statali pagati con le imposte di noi contribuenti per consegnare aiuti umanitari in zone dove si combatte una guerra che di certo noi avremmo ben volentieri scongiurato, d’ altra parte è vero, come scriveva Rothbard, che l’ assistenza degli indigenti deve essere lasciata alla filantropia di associazioni caritatevoli private e finanziate volontariamente dai cittadini.

 Con l’ embargo però, si impedisce anche a dei civili di accedere agli aiuti umanitari di cui hanno diritto e alle associazioni caritatevoli di adempiere al compito per il quale hanno liberamente scelto d’ istituirsi.

Per di più i civili di Gaza, ebrei o islamici che siano, non hanno colpa dei meccanismi internazionali iniziati nel secondo dopoguerra che hanno portato il conflitto bellico nelle loro strade e, dato che un libertario vero crede che la colpa sia sempre individuale e mai collettiva, i due popoli della striscia di terra in cui si protraggono i più infami scempi e le più gravi violazioni del diritto alla vita di individui troppo spesso innocenti, non possono rispondere degli errori commessi dai governi, vedendosi illegittimamente privati di ogni loro libertà economica e individuale.

 Un vero libertario è sempre dalla parte dei diritti e mai delle bandiere, e per questo non prende posizione nell’ ennesimo conflitto combattuto in nome di un qualche dio che pensa di essere più vero dell’ altro; è l’ eterno conflitto tra bene e male, bianco e nero, vero e falso, oriente e occidente, valori puramente relativi  quindi assegnati superficialmente come etichette a uno dei due poli, a seconda dell’ ottica con la quale si guarda a questa fantomatica eterna lotta degli opposti.

I morti non hanno bandiera, i soprusi non hanno fede, e la difesa a spada tratta dei diritti naturali degli esseri umani va ben oltre l’ antisemitismo, l’ antisionismo o la lotta crociatica all’ Islam. Finanziare militarmente uno stato, qualsiasi esso sia, vuol dire sempre supportare l’ uccisione sistematica di cittadini liberi, per non parlare del furto perpetrato in patria ai contribuenti che vedono derubarsi dei propri guadagni per inviare strumenti di morte in un conflitto che non li riguarda minimamente.

L’ intera campagna di demonizzazione del nemico islamico visto come minaccia per l’ umanità attuata da certe fazioni politiche e mediatiche occidentali, anela proprio a rendere legittimi agli occhi dell’ opinione pubblica tutti gli sforzi economici e tutte le vite umane bruciate al fine di raccogliere consenso, vero simulacro dei regimi democratico-totalitari, feticcio che illude la plebe di avere ancora potere decisionale nella vita politica del proprio paese.

 La libertà non conosce guerra. lasciamo liberi i cittadini di Gaza

Daniele Venanzi

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2 Risposte to “Gaza: imperialismo e mercantilismo”

  1. Niente da dire dal punto di vista strettamente ideale, ma vedo qualche problema pratico nell’applicare un approccio così, non me ne volere, “fondamentalista”.
    Tutti i principi del mondo non potranno impedire alle orde islamo-fasciste di travolgere il nostro mondo fatto di cosmopolitismo spicciolo, relativismo morale e culturale sfrenato, dipendenza dallo stato e irresponsabilità personale elevata a stile di vita.
    Forse non siamo di nuovo negli anni Trenta, ma la scelta di civiltà mi sembra evidente.
    Si può discutere sui metodi applicati dai vari governi israeliani, ma da una parte abbiamo, appunto, governi eletti democraticamente; dall’altra un regime totalitario che cresce i propri figli a pane e odio, glorifica l’uccisione di civili inermi come metodo non solo accettabile ma desiderabile di guerra e sogna un mondo dove sia concesso un solo pensiero, cancellati millenni di cultura legale, scientifica e morale, per costringere ogni uomo a sottomettersi, volente o nolente, ad un’ideologia che non ha che pochi punti di contatto con una religione che certo non brilla per chiarezza, compassione o afflato ideale.
    Piacerebbe a tutti osservare la situazione con occhio clinico e dissertare dottamente sul modo di comportarsi più coerente con i propri ideali ma spesso il mondo ci costringe a scelte ed azioni che preferiremmo tanto evitare.
    Per come la vedo io, più spazio concediamo alle orde islamo-fasciste, più ci avviciniamo al momento nel quale dovremo o arrenderci o combattere una guerra guerreggiata contro questa ideologia malvagia e mortifera. Liberi (ci mancherebbe altro) di scegliere quello che vi pare. Io preferisco discutere ora e lottare con le armi della ragione piuttosto che cercare il quieto vivere e trovarmi costretto ad imbracciare il fucile più avanti.

  2. lafayette70 Says:

    Questo è uno dei punti nodali della storia contemporanea cui nemmeno l’esperienza libertaria può mancare di confrontarsi.Esistono,come noto,varie sensibilità nel movimento internazionale libertarian:antisionismo conclamato,che trova in alcuni scritti rothbardiani la propria ispirazione, difesa dello stato ebraico senza sè e senza ma,come il caso del right-libertarianism, dei neo-libertarians alla Heller e,naturalmente degli oggettivisti depositari del culto di Ayn Rand.Quel che penso io è che la democrazia occidentale sia ormai un guscio vuoto che rischia di deviare verso l’autoritarismo.Ciò detto,esistono società molto peggiori,vedi totalitarismi religiosi e politici,nelle quali nemmeno la divulgazione non dico l’attivismo attorno alle idee libertarie è possibile.E quindi prima di concentrarsi sulla necessità assoluta di smantellare gli stati-nazione “democratici” sarebbe bene attendere,come dire,l’uniformità delle condizioni.Apologia del governo unico mondiale? gradualismo kautskyano? Non saprei,ma questa asimmetria,se non adeguatamente considerata,può causare pericolosissimi squilibri dalle imprevedibili conseguenze

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