Tanto paga papà Stato…

Oggi un articolo di Francesca Barbieri ed Emanuele Scarci pubblicato sul Sole 24 Ore segnala un incremento del ben 48% delle domande inoltrate ad Invitalia per ottenere il finanziamento per le microimprese fondate dagli under 35.

 Se da un lato è incoraggiante sapere che i nostri giovani hanno voglia di mettersi in proprio, d’ altra parte non è positivo notare che questo piccolo boom imprenditoriale in periodo di crisi sia dovuto alla massiccia presenza di fondi pubblici destinati a finanziare queste nuove realtà del mercato.

 E’ evidente che un imprenditore che non rischia il proprio denaro sarà meno motivato di chi invece non ha avuto il privilegio di usufruire dei fondi stanziati grazie al pagamento delle imposte e che dunque investe a suo rischio e pericolo.

Nel libero mercato privo di assistenza il merito emerge sempre, mentre in questo modo la pialla egualitaria delle sovvenzioni rischia di soffocare la concorrenza mettendo in tasca a dei probabili incapaci del capitale in più rispetto a chi è costretto a fare da sé perché si è visto respingere la richiesta effettuata ad Invitalia che, in base a dei suoi personalissimi criteri, ha deciso al posto del mercato che quel bussiness plan non era abbastanza competitivo per il mercato stesso.

Durante un’ intervista, Friedrich Von Hayek scherzò dicendo che se avesse in mano dei soldi altrui, non baderebbe di certo a spese; questo è quello che può accadere a un imprenditore finanziato dallo stato, che non sente di certo il gravoso peso sulle spalle dell’ obbligo di guadagnare per pagare i creditori, portare a casa lo stipendio e rinvestire per crescere.

Tra l’ altro, perché destinare questi benefici ai soli under 35? Un quarantenne, come anche un sessantenne, non può avere un’ idea lodevole da realizzare? L’ attività di un individuo più anziano, a pari di funzionalità, non produce meno PIL di quella posseduta da un giovane, perché il mercato non bada a sesso o età, ma solo alla qualità e al prezzo della merce.

Per altro, perché destinare a questo tipo di fondi parte del denaro pubblico? Non è affatto corretto riservare solo a pochi eletti importanti cifre del tesoretto comune. In poche parole, elargendo queste somme, è come se lo stato creasse il posto di lavoro desiderato a tutti i giovani che lo richiedono in ambito commerciale. Non mi sembra molto leale nei confronti di chi vuole intraprendere un’ altro tipo di carriera, magari come lavoratore dipendente, e si trova a dover sudare le famigerate sette camicie per poter affermare il suo valore e trovare impiego.

 L’ articolo in questione afferma anche che i fondi Invitalia termineranno entro fine mese. Non è difficile immaginare le difficoltà che incontreranno quindi nel futuro prossimo i nuovi imprenditori che, costretti a svilupparsi senza i suddetti fondi, dovranno fronteggiare la concorrenza sleale di rivali la cui economia aziendale è stata pompata (senza alcun diritto) dalle casse di papà stato.

E’ ovvio che il danno perpetrato nei confronti del libero mercato e della libera iniziativa è ormai irreversibile; non ci resta che sperare che la volontà delle giovani eccellenze che fanno da sé sbaragli la concorrenza di chi mantiene in vita la sua attività con i soldi degli altri.

Daniele Venanzi

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