Parla italiano, mona! Te capì?

Lingua, cultura, bandiera, costituzione, tradizioni. Presto agli immigrati che richiedono la cittadinanza italiana sarà imposto anche di tifare la nazionale ai campionati del mondo.

 E’ alquanto curioso sapere che certi requisiti vengano imposti agli stranieri da politici che, è risaputo, italiani non si sentono affatto, anzi preferirebbero l’ indipendenza o l’ annessione a paesi vicini.

 Come al solito, il populismo leghista cade in contraddizione da sé. Che diritto ha chi minaccia in parlamento di pulirsi il sedere con il tricolore di imporre ad altri individui di conoscerne la storia e il significato? Come se, per altro, i nostri concittadini a tolleranza zero più veraci parlassero l’ italiano dell’ Accademia della Crusca, mentre in realtà un’ ampia fetta della nostra popolazione fatica a coniugare i congiuntivi e ad azzeccare le doppie z, le h e via discorrendo.

 Ai razzisti che farebbero di tutto pur di rendere il già agonizzante iter burocratico ancor più insostenibile agli immigrati regolari che vogliono cristallizzare la loro posizione nella società italiana, non è chiaro un semplice concetto: la differenza tra stato e nazione.

 Una nazione (dal latino natio, in italiano “nascita”) è un complesso di persone che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura, l’ etnia, la politica, si identifica in una comune identità a cui essi sentono di appartenere legati da un sentimento di solidarietà (fonte Wikipedia), mentre uno stato è l’ entità giuridica che effettivamente esercita il potere sovrano su un territorio geografico.

 Far parte di uno stato non significa implicitamente essere parte di una nazione e quindi sentirsi accomunati da una serie di valori; ne sono esempio i sardi e i sud-tirolesi, ma nessuno si sognerebbe mai di sottoporre a un test grammaticale o culturale uno di questi cittadini.

 Uno stato richiede al cittadino il rispetto delle norme giuridiche facenti parte del suo corpo di leggi, niente di più. Affinché un arabo capisca che il delitto d’ onore in Italia non è ammesso, non è necessario che conosca l’ inno di Mameli o le imprese di Garibaldi.

Tutte queste richieste assurde ai nostri immigrati testimoniano la presenza ancora fortemente diffusa di una visione organica della società, un tutt’uno con la nazione e le istituzioni che ricorda tanto lo schema hegeliano e fascista di stato. In ogni paese (territorio geografico) dove i valori di una nazione coincidono con quelli dello stato, si attuano violenze abnormi e brutali nei confronti delle minoranze.

Basti ricordare cosa accade a chi in un paese arabo si trova in disaccordo con i valori nazionali perché fedele ad una confessione religiosa diversa dall’ Islam. Se solo si credesse di più nel mercato, si capirebbe con facilità logica che è a discapito dell’ immigrato non conoscere la lingua italiana, in quanto verrebbe tagliato fuori da ogni possibilità di comunicazione e non potrebbe quindi dedicarsi al commercio, se non con i soli suoi conterranei, e a tante altre mansioni che richiedono l’ uso della lingua.

Un ortaggi e frutta indiano non fa del male a nessuno: se i clienti si sentono irritati dal fatto che il commerciante gli parli sanscrito, possono liberamente optare per la concorrenza, e questo processo porterà al progressivo fallimento del fruttivendolo indiano, che dovrà per forza di cose adeguarsi alle richieste della sua clientela o soccombere.

 E’ rammaricante affermare che, in quanto ad internazionalità (nel senso di multiculturalità), l’ Italia sia oggettivamente fanalino di coda dei paesi occidentali: integrazione assai difficile, denigrazione, scarso rispetto e mancanza di tolleranza per le tradizioni altrui. Obbligare degli individui a frequentare un corso di lingua per ottenere una cittadinanza è dispendioso, inutile e assai poco liberale.

 Possiamo imporre il rispetto delle norme giuridiche, ma non dei valori italiani; farlo sarebbe l’ inizio di una tirannia.

Daniele Venanzi

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3 Risposte to “Parla italiano, mona! Te capì?”

  1. Liberale da sempre,credo nella potenzialità dell’individuo…ma mi sembra tu non solo NON abbia centrato il problema,ma anzi hai pescato nel torbido per fare demagogia in salsa liberale.
    Dare per scontato che per integrarsi basti il “libero mercato”,non spiega i ghetti,non spiega la delinquenza,non spiega il mancato equo scambio tra minoranze ed italiani (hai mai visto cinesi o africani a mangiare una pizza o a bere un caffè al bar italiano?),non spiega il perché la gente è diffidente da chi non capisce,in pratica non spiega nulla.
    Tingersi da liberale per dire che è inutile chiedere ad uno straniero sapere la lingua ufficiale dello Stato italiano,dimostra CHIARAMENTE che non sei assolutamente informato sui requisiti minimi che paesi ben più liberali dell’Italia,non transigono affatto…
    Per carità,in teoria lasciare che tutto venga regolato dal libero mercato potrebbe anche funzionare,ma prima di fare l’Italia bisogna pensare a creare un Italiano degno di viverci.
    E lasciare al caso il nostro futuro mi sembra alquanto rischioso…

  2. “la libertà non è fare ciò che si vuole ma volere ciò che si fa” (Friedrich Nietzsche)
    E questa frase riassume TUTTI i miei dubbi sulla libertà incondizionata;se mancano delle convenzioni comuni(lingua,moneta,pensiero politico e forza morale per iniziare),non esiste nemmeno una base su cui “appoggiare” tutto il resto.
    Se nemmeno la lingua comune dev’essere una necessità,non dev’esserlo nemmeno la modalità con cui ottenere il proprio benessere,quindi ognuno parli la propria e usi una moneta assolutamente arbitraria (io userei il baratto…).
    Se ognuno di noi scegliesse la propria maniera di relazionarsi col mondo,direi che lo stato attuale delle cose riflette benissimo le conseguenze di questa libertà incondizionata.
    Sono contrario alle imposizioni di uno Stato (ladro e pachidermico),ma non posso transigere sul modello di relazione.
    vale la regola che se io NON posso andare in altri posti senza accettarne le “consuetudini locali”,mi sembra piuttosto logico e conseguenziale che non posso accettare mancanze e omissioni da parte di chi anela a mangiare nel comune,risicato,tronfio,razzista,chiuso,disgustoso,sinistrorso,amoralizzato “piatto” degli italiani,altresì noto come Stato Italiano…

  3. I am regular reader, how are you everybody?
    This paragraph posted at this site is really pleasant.

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