Tutte le spine del Presidente

Le grandi manovre dei partiti e dei contendenti più ambiziosi si infittiscono in Francia in vista di un oramai non lontanissimo rinnovo del mandato presidenziale e dell’Assemblea Nazionale.Si voterà,difatti,nella primavera del 2012 e la posta in gioco,come suol dirsi,sarà altissima.

Questo perchè tutti sembrano aver ingaggiato una vera e propria lotta per la sopravvivenza combattuta con ogni mezzo alle volte contro avversari che coabitano,seppur a prezzo di inenarrabili fatiche,sotto lo stesso tetto politico.

Prendiamo,tanto per iniziare,l’attuale inquilino dell’Eliseo,quel Nikolas Sarkozy la cui stella giunta allo zenith del proprio fulgore solamente 3 anni orsono pare prematuramente offuscata.Tra diciotto mesi il popolo sovrano deciderà se confinarlo nella bacheca dei pessimi ricordi o conferirgli un nuovo mandato per forza di cose dalla valenza quasi costituente come,d’altronde,quella della nuova assise parlamentare.

Le sfide da affrontare nel prossimo quinquennio faranno davvero tremare i polsi a chiunque sarà il vincitore della sfida.La riforma di un sistema economico tra i più tetragoni bastioni del dirigismo interventista è impresa davvero titanica ancorchè impossibile da eludere.Certo la Francia,rispetto ad altri vicini non ha lo spettro drammatico del default incombente dei propri conti pubblici.Ma un welfare tra i più farraginosi d’Europa ed una refrattarietà costante ai timidi tentativi di riforma  appesantiscono non poco le velleità di ritagliarsi un ruolo importante nell’incerto futuro continentale.

Poco da sperare,manco a dirlo,nella tenuta del periclitante asse franco-renano da sempre motore dell’integrazione europea.Il rischio concreto,come è sotto gli occhi di tutti,è quello di un precipitoso ed ignomignoso crollo di tutto il processo unitario nel suo duplice aspetto monetario e politico.A poco varranno gli affannosi salvataggi degli anelli più deboli come è stato,nella primavera scorsa, per la Grecia ed in questi giorni per l’Irlanda.

 Anche a Parigi,come a Berlino d’altronde, si inizia a pensare ad una possibile exit strategy; non è un caso che pochi mesi addietro la voce di un ritiro tedesco dall’area Euro prese a circolare.Nulla di più di un ballon d’essai,forse.O forse no.Quindi arrivare al momento del redde rationem non solamente con i conti a posto, ma con un sistema economico competitivo sarà sicuramente in testa alle priorità del futuro Presidente ed Esecutivo francese.

Oltre al già citato welfare,altri campi di battaglia saranno senza dubbio la fiscalità e la riforma del lavoro.Non escluso,inoltre,un ulteriore intervento in materia di previdenza,nonostante la recentissima approvazione della legge che ha portato da 60 a 62 l’età minima per il pensionamento.Il ritocco potrebbe non essere sufficiente a far quadrare i bilanci,cosa assai grave considerando il livello di conflittualità sociale raggiunto nelle scorse settimane.

Ma oltre a queste incombenze assai gravose,toccherà pensare anche alle possibili sfide provenienti dalle fila degli “amici” di partito.Sarkozy dovrà guardarsi dall’ambizioso De Villepen che,di certo,non gli perdonerà mai il suo esautoramento nel delfinato e nella successione al vecchio monarca Chirac.Per ora la candidatura del rivale non pare decollare,ma in prospettiva di un ballottaggio serrato con la sinistra anche una percentuale non eclatante potrebbe risultare decisiva.

Altra spina nel fianco,non bastasse, è un possibile riflusso dei voti strappati all’estrema del Front National mutuando parte del programma law and order della formazione lepenista.La probabile presentazione della figlia del patriarca poujadista,Marine,sembra avere un certo appeal nell’elettorato dell’UMP.

Quanto alla controparte inizia a far capolino l’ombra ingombrante di Dominique Strauss-Kahn,notabile socialista di lungo corso,mandato,con unanime consenso,a presiedere il Fondo Monetario Internazionale.Una sorta di promoveatur ut amoveatur del tipo di quello riservato a Romano Prodi ai tempi della sua presidenza della Commissione Europea.Ma il ritorno sull’arengo del già Ministro delle Finanze di Lionel Jospin sembra scontato.E non è detto sia del tutto deleterio per l’attuale primo funzionario della République…

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