Sfida sul Baltico

Indifferente a qualsiasi scaramanzia, l’Estonia, la minore delle repubbliche baltiche ex-sovietiche, si appresta, dal primo gennaio 2011 a fare il proprio ingresso nel club della moneta unica continentale.

 Nè è valso a dissuadere il locale governo di centro-destra lo scatenarsi della buriana che da qualche mese ha messo addirittura in forse la sopravvivenza stessa della valuta comune e dell’Unione Europea ad essa legata come un gemello siamese.

 La crisi dei debiti sovrani, le ambasce drammatiche dei cosiddetti P.I.G.S, i paesi più in difficoltà e necessitati dell’aiuto massiccio garantito dai boss di Bruxelles ( e dai contribuenti europei, non si sa però con quanto entusiasmo) non sembrano aver turbato l’olimpica serenità del Premier  Andrud Ansip.

Merito senz’altro degli ottimi fondamentali con cui Tallinn affronta la contingenza in questione: il rapporto deficit-PIL dovrebbe, infatti, toccare l’1,7% e quello debito-PIL poco più dell’8%. Numeri, come si può constatare, che scatenerebbero l’invidia di chiunque. Ad appesantire un po’ il quadro dello stato più virtuoso dell’unione il tasso di disoccupazione che si aggira sul 14% ed il basso reddito pro-capite, ancora di poco superiore ai 10000 Euro annui. 

Quanto  alla congiuntura complessiva del sistema produttivo, la devastante recessione dello scorso anno (-14%) dovrebbe essere solo un brutto ricordo, visto che, trascinato dalla ripresa vigorosa dell’export, il sistema ha ripreso a funzionare a buon ritmo ( circa 2,5% l’aumento del PIL stimato per l’anno in corso).

 La conflittualità sociale,esplosa lo scorso inverno con massicce manifestazioni popolari, si è quasi magicamente dissolta e nemmeno le elezioni generali del prossimo marzo dovrebbero mutare un quadro piuttosto stabile.

 Ma una quota crescente degli abitanti ostenta tutto il proprio scetticismo nei confronti dell’aggancio valutario e tra questi non solo i nostalgici della Corona estone, simbolo della ritrovatà indipendenza dal vicino gigante russo, ma anche agguerriti analisti economici timorosi di un possibile contagio del morbo in precedenza accennato.

 Forse, qualcuno inizia già a fare i conti con un possibile scenario a doppia velocità che dovrebbe raggruppare da una parte il nocciolo duro delle economie meno infettate e dall’altra il gruppo dei reietti costretti a fluttuare fuori dall’area Euro come in una sorta di purgatorio dal quale sarebbe, tuttavia, alquanto complicato uscire. 

Ma questo, ovviamente, non è dato sapere.

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