Tempi difficili

Dopo la dura batosta di novembre Barack Obama tenta di giocarsi la sopravvivenza politica con un cambio di strategia per alcuni versi simile a quello del suo predecessore democratico Clinton. Una maggiore disponibilità al confronto con la controparte repubblicana, qualche concessione e l’accantonamento di parte dell’agenda presidenziale sono i connotati della seconda parte di mandato apertasi con numeri assai preoccupanti per l’inquilino della Casa Bianca.

Per intanto la sessione parlamentare residua del vecchio congresso, la cosiddetta “lame duck session” (anatra zoppa) ha già offerto tre antipasti assai interessanti su argomenti assai eterogenei riguardanti la politica estera, l’ economia e la società.

 Iniziamo con la questione di gran lunga più importante, ovvero l’eventuale proroga degli sgravi fiscali per i redditi più alti(quelli più produttivi, per intenderci). Alla fine Obama si è visto costretto ad assecondare l’umore dell’americano medio e ad adottare lo schema bushiano nel tentativo di dare continuità ad una ripresa a dir poco incerta quando non inesistente. Un contentino è riuscito però a portarlo a casa visto che gli sgravi saranno più o meno generalizzati e riguarderanno altre fasce di popolazione meno benestanti. Tutto sommato non una cattiva notizia, anche se bisognerà vedere se sarà dato corso ad un contestuale taglio dell’abnorme spesa statale, vera palla al piede del budget federale.

 Si è trattato di un primo importante successo del movimento dei Tea Party, l’opposizione spontanea alle politiche interventiste e stataliste di questa amministrazione e , per amor di verità, anche delle due precedenti di diverso colore politico.

 Ora l’incognita, pesantissima, rimane perlappunto quella dei tagli dolorosissimi quanto inevitabili al pozzo senza fondo della bonanza pubblica. Nè più nè meno una sconfessione aperta del paradigma welfarista portato avanti con estrema decisione come nel caso della riforma sanitaria, costosa quanto impopolare.

 Difficile, allo stato attuale, ipotizzare un simile, repentino voltafaccia. I problemi si aggraveranno per Obama da gennaio quando inizierà il lavoro della nuova Camera dei rappresentanti a maggioranza repubblicana e del Senato a risicata prevalenza blue. Il rischio concreto è quello di una sostanziale paralisi in uno dei momenti più difficili nella recente storia americana. Non una prospettiva incoraggiante, come evidente.

Di fronte alla portata dirompente di questo capitolo, le altre issues di questi giorni passano decisamente in secondo piano. E pensare che si tratta, nientemeno, della ratifica del nuovo trattato strategico bilaterale con la Russia, conosciuto con l’acronimo di START! Qui Obama è riuscito a chiudere la partita in attivo riuscendo agevolmente a concludere l’iter del provvedimento dividendo persino il campo repubblicano fra favorevoli e contrari allo stesso. Ma il caso Khodorkovski conclusosi con una pesante condanna per l’ex miliardario dopo un processo farsa ha offuscato e di molto una vittoria che appare sempre più di Pirro.

 Ultima e davvero ultima in importanza, almeno per l’opinione publica americana, viene la cancellazione del “Don’ ask don’t tell”, la norma che impediva ai gays facenti parte delle forze armate di dichiarare apertamente la propria condizione. Mossa di buon senso che non ha prodotto un gran dibattito a dimostrazione di quanto l’agenda sociale, sino a qualche anno fa terreno di scontro durissimo, non incontri più un soverchio interesse.

 Archiviate queste prime scaramuccie, inizierà la battaglia vera e propria in vista delle primarie e della prossima elezione presidenziale del 2012. Il problema è che, alla fine dei conti, non è detto che ci sia un vincitore. Invece potrebbe, ed è faccenda molto più grave, esserci un unico sconfitto: gli Stati Uniti d’America…

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Una Risposta to “Tempi difficili”

  1. […] via https://lasentinelladellalaicita.wordpress.com/2010/12/30/tempi-difficili/ AKPC_IDS += "24902,";Popularity: unranked [?] Posted by admin on dicembre 31st, 2010 Tags: America, Estero Share | […]

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