Filosofia della miseria

Qualche anno fa , Alvaro Vargas Llosa, figlio del più noto Mario, insignito lo scorso anno del Nobel per la Letteratura (non necessariamente una colpa, almeno non sempre) aveva fustigato, da par suo, la masnada dei terzomondisti sudamericani capace delle più orribili nefandezze ideologiche e politiche.

 “Manuale del perfetto idiota latinoamericano” così, con rara efficacia e pregnanza semantica, si intitolava quel brillante pamphlet che metteva alla berlina ogni tipologia di populismo, vera piaga dello sfortunato continente in questione, dal caudillismo degli improvvisati capipopolo all’intellettuale progressista cantore appassionato delle gesta poco eroiche di qualsiasi guerrigliero comunista da strapazzo.

 Si tratta di un pensiero, se così può essere definito, che attacca non tanto le dittature di avverso colore quanto quel complesso di valori e principi che potremmo far coincidere quasi sovrapponendoli con il liberalismo capitalista ed individualista sviluppatosi da alcuni secoli in Occidente. Il nemico da abbattere, affermano all’unisono tutti questi miglioratori dell’umanità, è la libera scelta, il mercato, la libertà di parola , di opinione.

 Questo quanto accade nella Cuba dei Castro brothers o nel Venezuela chavista.

 Ma esiste anche una forma più subdola di idiozia che incrocia quella melassa di politicamente corretto (e corrotto) che anche noi conosciamo benissimo per viverla quotidianamente sulla nostra pelle di europei ed italiani. Quella che, ad esempio, si è impadronita dei vertici, per carità democraticamente eletti, brasiliani con la triste vicenda della mancata estradizione del terrorista Cesare Battisti.

 Offrire protezione ad un assassino notorio è quanto di più ripugnante e moralmente disonesto possa essere concepito da chi si ritiene il primo rappresentante ed il campione della sovranità popolare. Avere poi ammantato il tutto con una nemmeno troppo velata preoccupazione per l’incolumità fisica ( che mai venga a mancare, ovviamente) ha davvero dell’inqualificabile.

 Il  sistema carcerario nazionale è quel che è, stanno a dimostrarlo decenni di circostanziate denunce dei radicali. Ma ergersi a maestri di superiore moralità con gli arbitriì, i soprusi e le violenze che si subiscono senza fiatare in casa propria è ripugnante.

 Non più tardi di un paio di settimane orsono, ricordiamo sommessamente, un’ operazione di polizia tra le miserevoli favelas di Rio si era trasformata in una battaglia ferocissima in stile iracheno. E senza soverchia preoccupazione per l’incolumità dei malcapitati coinvolti nella faccenda assieme ai boss del narcotraffico obiettivo dell’azione repressiva.

Ecco,  da siffatti perfetti idioti latinoamericani, per tornare all’esordio, non è il caso di prendere lezioni

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4 Risposte to “Filosofia della miseria”

  1. primo capo Says:

    prendere esempio dai metodi del B.O.P.E. , tutto sommato, non mi sembra così sbagliato…

  2. lafayette70 Says:

    Diciamo che spesso e volentieri ci vanno giù pesante

  3. Concordo e aggiungo che non è da *progressisti* prendere una decisione come quella presa da Lula all’ultimo *minuto* del suo mandato. Se avesse avuto coraggio avrebbe dovuto far conoscere la sua decisione molto tempo prima. Invece, ha aspettato fino all’ultimo. A queste condizioni mi sento di dire che il suo non è stato certamnente un atto di eroismo. O no?

  4. lafayette70 Says:

    Assolutamente no.Anzi…L’unica cosa che posso dire è che ha preso una decisione(pessima) Non è stato pilatesco, perlomeno.

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