Duello tra le macerie

A 15 mesi scarsi dal duello che potrebbe riconfermarlo nella sua carica di primo funzionario dello stato francese o, per contro, consegnarlo ai libri di storia, Nicolas Sarkozy non gode certo di buona salute politica.

 Lo testimoniano i risultati delle rilevazioni sondaggistiche da un bel po’ di tempo. Quel che più preoccupa l’Eliseo è però il picco negativo raggiunto verso la fine dell’anno appena trascorso: solo il 25% dei francesi ha infatti espresso il proprio gradimento nei confronti del Presidente in carica.

 Non solo: con questi numeri la sconfitta contro un candidato qualsiasi della parte avversa, molto probabilmente espressione del PS(Parti Socialiste), sarebbe quasi una certezza, fosse anche la scialba Madame Royal nettamente battuta nel 2007.

 Ciò premesso, occore tener tuttavia conto delle numerose variabili che possono entrare in gioco da oggi al marzo 2012, data fatidica dell’ordalia in questione.

 La prima, e la più importante indubbiamente, la lotta fratricida e senza esclusione di colpi in casa socialista di cui già visibili abbiamo le prime avvisaglie. Alle primarie del partito andranno per lo meno una decina di candidati, alcuni autorevoli altri meno, ma tutti determinati a giocarsi la partita sino in fondo. Anche a costo di lacerare quella tregua armata faticosamente raggiunta ai tempi del Congresso di Reims(2008) dopo che la conta tra la Royal e Martine Aubry si era risolta a favore di quest’ultima per poche centinaia di schede, una vera inezia.

 Proprio la Royal, ansiosa di rivincite dopo un uno-due tremendo, è stato il primo grosso calibro a scendere nell’arena in attesa dell’odiatissima collega Aubry e del favorito, si dice, Dominic Strauss-Kahn in procinto di ritornare sul pianeta terra dalla sua missione di Presidente del FMI, ruolo sì prestigioso, ma che non nasconde alcune insidie. Prima tra tutte quella di finire travolto da un eventuale fallimento dell’istituzione internazionale nel tentare di circoscrivere la grave crisi finanziaria mondiale.

 Ci sarà sicuramente, forse tra i comprimari, l’ex-compagno della Royal, quel François Hollande le cui velleità vennero frustrate proprio dalla regale consorte. Ci saranno alcuni giovani prematuramente invecchiati nel ruolo di eterne promesse alle spalle dei succitati dinosauri: Arnaud Montebourg, Pierre Moscovici, si dice, e soprattutto Manuel Valls, decisamente la figura più interessante del terzetto.

 Temperamento riformista, ammiratore e seguace della “Terza Via” blairiana costui tenta di sparigliare il quadro piuttosto tetro della competizione con qualche uscita ad effetto che difficilmente tuttavia potrà regalargli qualche speranza di successo. Se n’è avuta già una dimostrazione con una dichiarazione piuttosto coraggiosa, occorre ammetterlo, contro il feticcio delle 35 ore lavorative, istituito dall’ ultimo governo socialista in carica, guidato da Lionel Jospin tra il 1997 ed il 2002, che ha ipnotizzato un’intera generazione di progressisti e non solo in Francia.

 La misura, inutile dirlo, è stata un colossale fallimento come ogni altra iniziativa dal sapore dirigista cui i politici d’oltralpe, non solo appartenenti alla gauche, attribuiscono talvolta una funzione taumaturgica.

 Invece, la realtà è che perfino una delle principali potenze economiche mondiali rischierebbe, a parere di esperti, il default oberata com’è da bardature corporative e manifesta incapacità di rinnovarsi.

 Di fronte a tutto ciò è sconcertante la paralisi quasi assoluta, tranne alcuni interventi cosmetici, garantita dal quadriennio sarkozyano, nato tra mirabolanti promesse di cambiamento.

 Ma se a prevalere fosse la sinistra più economicamente conservatrice d’Europa la farsa potrebbe anche trasformarsi in tragedia.

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