Recita a soggetto

Come trasformare una tragedia della follia in sofisticato complotto eterodiretto. Ne stiamo avendo un’ulteriore riprova, se mai fosse stato necessario, in queste ore dopo il tentato(e fortunatamente, pare, fallito) assassinio della deputata democratica Gabrielle Giffords che è costato la vita ad altre 6 persone.

 Nonostante, infatti, fosse chiaro praticamente da subito che ci si trovava di fronte al gesto sconsiderato di uno squilibrato, un certo milieu cultural-mediatico ha da subito puntato l’indice contro la nebulosa variegata del conservatorismo americano duro e puro. Quello che di identifica con il Tea Party e con le posizioni, piuttosto eclettiche in verità, dell’ex candidata alla Vice-presidenza USA Sarah Palin.

A dare il la, naturalmente, quella blogosfera che ha costituito una delle più importanti novità del panorama politico. Si è fatto menzione alla famigerata lista nera stilata dalla “mamma grizzly” in realtà poco più di un promemoria riguardante i principali avversari di una possibile aspirante alla Casa Bianca.

Poi, tanto per fare di tutta erba un fascio, a fare da prevedibile bersaglio è stato pure il movimento di protesta contro l’establishment liberal per eccellenza, ovverosia il tanto demonizzato Tea Party. Di volta in volta definito la sentina di ogni male, il ricettacolo di tutti i peggiori estremismi o, alla meno peggio, una conventicola di buzzurri trinariciuti da canzonare, meglio se sguaitamente.

 “Tutto il tea party dell’Arizona odiava la Giffords” ha dichiarato il padre della deputata. Non certamente un atteggiamento fair ma da qui a farne il mandante morale della sparatoria corre un abisso. Lo stesso che separa la corretta informazione dal più becero sensazionalismo.

 La cagnara sembra destinata a proseguire nonostante le prime indagini stiano appurando la quasi totale obnubilazione mentale del killer e, forse, una sua frequentazione con ambienti neonazisti e suprematisti bianchi. Quanto tutto ciò possa centrare con l’ultrapatriottismo della Palin o con l’elevato numero di candidature black e di altra provenienza etnica patrocinate dagli attivisti tea partiers ciascuno può immaginarlo. Anzi no, vista la vulgata imperante.

Difficile,nonostante ciò, che la strumentalizzazione abbia successo. La neolingua istituzionale ed il conformismo narcotizzante con cui l’elitarismo salottiero tenta di sradicare l’innato amore per la libertà individuale  non hanno più gran presa oltreatlantico. E questo accade nonostante l’improntitudine, la confusionaria e caotica attività di personaggi come la Palin e di molti caporioni dell’ondata grassroots che percorre come un tornado di prima grandezza l’America intera.

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Una Risposta to “Recita a soggetto”

  1. Malissa Blevans Says:

    Interesting variant

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