Requiem di partito

Mentre Berlusconi gioca con la consueta spregiudicatezza ed abilità la partita per la propria sopravvivenza politica prosegue senza sosta il delirio ed il deliquio in casa di quello che dovrebbe esserne il principale avversario e l’alternativa pronta ad un eventuale crepuscolo del divo Silvio.

 E così, nel giorno in cui la Corte Costituzionale rispedisce al mittente(questa perlomeno l’interpretazione da subito ricavata dal pronunciamento odierno della Consulta) la legge sul cosiddetto “legittimo impedimento”e infuria il dibattito sull’endorsment con il quale il Premier ha deciso di sparigliare nell’affaire Mirafiori, il Partito Democratico rischia di implodere certificando un decesso nell’aria da tempo.

Si potrebbe quasi dire dal dolorosissimo battesimo di qualche anno addietro. E, ironia della sorte, tra i carnefici ad affondare la stoccata decisiva, come un novello Bruto, si stagliava nitida la figura di Walter Veltroni.

 Sì, proprio lui capace di ritagliarsi un ruolo da demiurgo del centro-sinistra nazionale mutuando la formula del partito-contenitore all’americana anche se declinata con modalità decisamente poco anglosassoni e piuttosto all’amatriciana.

Quella maledetta cupio dissolvi nata all’indomani dalla Waterloo elettorale sarda che seguiva una Lipsia parlamentare stava per scatenare i suoi mortiferi effetti. Spalleggiato dal giovane rottamatore Renzi, già enfant gaté dei salotti tele-progressisti un attimino più patinati, e seguito dai fedelissimi della prima ora, il Nostro si accingeva, dunque, ad affondare la Segreteria Bersani con un voto negativo sulla mozione della Direzione Nazionale.

 Ma, alla fine, quasi in articulo mortis, arriva il tanto sospirato passo indietro dei guastatori. E astensione fu.

 Poco da stare allegri, comunque,  dalle parti di Sant’Andrea delle Fratte. L’afasia ed il totale disorientamento sul salutare bailamme creato dall’A.D Fiat Marchionne restano, tuttavia, a segnalare, nella  loro plastica evidenza, il fallimento su tutta la linea di un progetto nato con l’ambizione di cavalcare il vento del cambiamento. Tantopiù che l’unica attività riscontrata in questi giorni è stata quella di rimediar ceffoni praticamente da ogni parte.

Non bastasse il Cavaliere ci si son messi di buzzo buono pure Vendola, Di Pietro, il popolo viola e perfino il serafico Casini.

Ma qualcuno,questo è evidente, continua a credere nelle virtù taumaturgiche dell’accanimento terapeutico…

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