Il Sopravvissuto

La logica sottesa alla mozione di sfiducia ad hominem nei confronti del Ministro Bondi era quella classica del capro espiatorio strumentalmente utilizzato per assestare un nuovo colpo ad una maggioranza di governo traballante.

La mossa delle opposizioni, tanto per cambiare, si è trasformata in un nuovo flop contornata dai soliti siparietti che accompagnano ogni ribalta parlamentare: arringhe tonitruanti anche se salmodiate con incerta sintassi, mimiche dal gusto plautino e ,dulcis in fundo, scontro fisico per difendere le invero scarse idee patrimonio di menti tanto illustri.

 Ironia, anzi sarcasmo, della sorte a menarsi di brutto a suon di ceffoni sono stati due compagni di partito che, evidentemente, non avendo saputo concordare una linea comune hanno deciso di marcare il distinguo in questa maniera piuttosto eterodossa. Degno suggello ed epitaffio di tanto accanimento volto al mantenimento dello status quo, ovvero di quello sfascio generalizzato che si intendeva deprecare e colpire.

 Eh sì, perchè, a ben guardare, i responsabili veri dello stato penoso in cui versa il patrimonio culturale nazionale e la cultura latu sensu son proprio coloro che propongono da decenni rimedi fallimentari quanto costosi consistenti quasi unicamente nel finanziare generosamente le varie corporazioni del settore e le immancabili authorities pubbliche incaricate, a guisa di soviet, di monitorare l’opimo flusso di sesterzi. Mai un sussulto di orgoglio individuale, mai un fremito di rivolta da parte di questi conservatori del peggio convinti che anche i più nobili frutti dell’umano ingegno debbano passare attraverso le forche caudine della marchetta statale e del collettivismo forzoso.

 La gestione del Dicastero da parte di Bondi si era fatta apprezzare per il tentativo di invertire la rotta e di porre un seppur minimo argine a tanto dilagare di demagogia.

 Come sappiamo le buone intenzioni furono in gran parte impallinate dal piagnisteo generalizzato. Nè, tantomeno, si è tentato di rilanciare con proposte davvero innovative come la gestione privata di monumenti ed opere. Se dovessimo, infatti, ravvisare un limite nell’azione dell’Esecutivo esso consisterebbe precisamente in questa prudenza spinta a livelli quasi patologici.

 Di fronte alla colossale fandonia della responsabilità ministeriale nei crolli di Pompei chi di dovere doveva, piuttosto, prendersi l’incombenza di denunciare, con rigore da Pubblico Ministero(visto che sembran tornati in auge) i disastri provocati dal culto fanatico del Leviatano.

 Si è preferito continuare a galleggiare. Non una strategia lungimirante.

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