L’ora di Khartoum?

Scricchiolii sinistri anche per il regime sudanese guidato dal Presidente Omar al Bashir al potere dal 1989.

Nel giorno in cui vengono diffusi i dati pressochè definitivi del referendum per la secessione del sud, giunge,infatti, notizia di una veemente contestazione di piazza  anche se numericamente piuttosto limitata. Seguendo l’ondata che ha travolto Ben Alì in Tunisia e che rischia di far fare la stessa fine all’uomo forte egiziano Mubarak, alcune centinaia di studenti si sono scontrati con la polizia per le vie della capitale Khartoum.

 Motivo della contestazione molto simile a quello già visto negli altri paesi dell’area: l’aumento esponenziale dei prezzi di beni essenziali alla sopravvivenza della popolazione. Lo scontento si somma al discredito crescente che circonda il governo che ha dovuto rinunciare, dopo oltre 20 anni di guerra, al controllo della parte potenzialmente più ricca del paese, il sud animista e cristiano.

Il referendum , svoltosi con un’affluenza massiccia ha visto il trionfo dell’opzione separatista con quasi il 96%. Se questo contenzioso è stato ricomposto con una soluzione di compromesso, lo stesso non si può dire per quel che concerne l’altra zona di crisi del più grande (anzi, ora non più) stato africano: la regione del Darfur.

 Teatro di un vero e proprio tentativo di genocidio, più che di una guerra civile come accaduto nel sud, il territorio martoriato dalle scorrerie ed i massacri perpetrati dalle milizie filo-governative dei “Janjaweed” e da una carestia che ne è diretta conseguenza, il Darfur ha, finalmente, costretto all’intervento la comunità internazionale per anni silente.

 Il mandato di cattura  della Corte Penale Internazionale, pur se di impossibile applicazione, ha contribuito, nondimeno, a minare la posizione dell’uomo che aveva, a propria volta, spodestato il dittatore Nymeiri. Così, timoroso di ripercussioni sull’ordine interno,  Al Bashir ha tentato un giro di vite nei confronti degli oppositori islamisti arrestando l’ex stretto collaboratore Al Turabi e prendendo le distanze dalla rete terroristica di Al Qaeda. Un indubbio mutamento se consideriamo che negli anni ’90 il paese aveva offerto rifugio ed assistenza logistica ad Osama bin Laden.

Ma ora, dopo gli avvenimenti di Tunisi e il Cairo, nuove nubi si addensano sull’élite di potere sudanese. La zuffa odierna è stata,forse, solamente la prima avvisaglia di quanto potrebbe a breve seguire.

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