Giustizia in ostaggio

Anche in Francia è guerra aperta tra Esecutivo e Magistratura.

Ad alimentare il fuoco della polemica non sono tanto indagini eccellenti che vedono coinvolti alti papaveri del mondo politico quanto casi di cronaca trasformatisi repentinamente in tempeste mediatiche.

Intendiamoci: non che la corruzione sia assente dal panorama giudiziario transalpino, tutt’altro. Ne offrono ampia testimonianza scandali clamorosi come l’Affaire Bettencourt, l’erede dell’impero Loréal coinvolta in generose sovvenzioni ai partiti di governo, o ancora la fitta trama di rapporti illeciti tra l’ex presidente del Gabon Omar Bongo e l’intero spettro parlamentare, opposizione di sinistra compresa.

 Ciononostante il delitto efferato sembra davvero essere il terreno d’elezione dello scontro tra la massima carica dello Stato ed i giudici. Sarkozy ha fatto, come noto, del securitarismo uno dei propri cavalli di battaglia. Gran parte della sua  vittoria alle elezioni presidenziali del 2007  fu da addebitare all’abile propaganda di un’agenda legge e ordine cui l’opinione pubblica e soprattutto l’elettorato, non solo quello moderato e conservatore, non si dimostrarono insensibili.

Ebbene, già da Ministro dell’Interno nel governo dell’odiatissimo rivale di partito Dominique de Villepin, sfruttò l’onda di due casi di improntitudine dei tribunali di sorveglianza per tuonare contro il lassismo diffuso della categoria accreditandosi, nel contempo, come l’uomo “forte” in grado di rendere più efficiente una macchina in affanno.

 Archiviata con successo la campagna elettorale  la strategia della guerra fredda con le toghe non è venuta meno, avedo, anzi, punte di virulenza notevoli, come quando il Capo dello Stato arrivò ad invocare l’ergastolo,con l’eventuale “opzione” della castrazione chimica, per gli assassini pedofili o la possibilità di condannare  i malati mentali resisi colpevoli di omicidio. Interventi assai duri che ebbero per contraltare una reazione altrettanto decisa da parte dell’USM(l’equivalente della nostra ANMI) che accusò Sarkozy di minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura nonché di svilire la separazione dei poteri della République.

 Quasi una guerra santa, tirando le somme. Che prosegue tutt’ora, come accennavo in precedenza, mercé la conclusione terribile di una vicenda che aveva lasciato il paese con il fiato sospeso per settimane.

Una ragazza diciottenne, Laetitia, sparita misteriosamente veniva ritrovata fatta a pezzi nei pressi di Saint-Nazaire città costiera della Francia occidentale. L’assassino, catturato dalla polizia, è risultato essere un recidivo rilasciato in libertà con eccessiva leggerezza e senza che venisse applicata alcuna misura di sorveglianza pur prevista dalla legge.

 Immediato l’attacco di Sarkozy che ha chiesto sanzioni severe per i responsabili dell’errore ed altrettanto inevitabile la proclamazione di un clamoroso sciopero generale dei colleghi a sostegno degli stessi.

 Inutile sottolineare come tutta questa gestualità da Grand Opera, a volte quasi da Grandguignol, contribuisca non poco all’incancrenirsi di una piaga presente in molte democrazie mature che potrebbero anche morire a causa della denegata giustizia o per la feroce battaglia intestina tra poteri.

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