Vaccino totalitario

La Siria resta per ora immune dalla ventata anti-establishment che sta investendo gran parte del mondo arabo, dal Marocco alla Tunisia, detonatore dell’intero movimento, dall’Egitto allo Yemen.

 Per la verità, da diverse settimane si erano diffuse notizie piuttosto attendibili di un possibile evento anche in questo paese, uno tra i sistemi politici più chiusi al mondo.

Ma le due “giornate della collera” convocate via social networks si sono rivelate nulla più di un vuoto annuncio e per le vie di Damasco, come per quelle di altre importanti città, a farla da padrone sono state le forze di polizia e gli agenti, nemmeno troppo in incognito, del Mukhabarat, la potente polizia politica del regime.

 Un piccolo episodio, verificatosi qualche giorno prima, ha, molto probabilmente, indotto gli organizzatori ad attendere momenti più propizii alla manifestazione aperta del dissenso. Un gruppetto di 15 giovani, infatti, “armati” di alcune candele per testimoniare vicinanza agli egiziani in rivolta contro Mubarak, si è trovato circondato da oltre 20 energumeni che, con argomenti piuttosto bruschi e convincenti, ha costretto gli stessi a desistere dall’impresa.

Eppure, la mobilitazione e la convocazione via Facebook della protesta può benissimo essere definita una sorpresa per le dimensioni assunte da subito. Oltre 15000 apprezzamenti hanno letteralmente sommerso la pagina denominata, con un po’ di iattanza, “2011: Syrian Revolution”; andrebbe,però, osservato che massima parte delle adesioni provenivano dalla comunità dei siriani all’estero. Nulla di cui stupirsi vista la stretta imposta da Bashar al Assad ad internet qualche anno orsono.

 La scarsa penetrazione dello strumento informatico e l’imponenza dell’apparato di sicurezza bastano, da sole, a spiegare il fallimento dell’iniziativa. Singolare,inoltre, constatare come le realtà più connotate ideologicamente in senso religioso o laico-dittatoriale  non sembrano, al momento, offrire alimento al contagio di questo ’89 islamico, mentre, per converso, a crollare o conoscere gravi difficoltà sono quei governi sì autoritari ma meno adusi a reprimere duramente il dissenso con misure draconiane. Tra la prima fattispecie rientrano casi come l’Iran e, perlappunto, la Siria. Tunisia, Egitto ed ora Giordania e Marocco,invece, sono stati investiti in pieno dallo tsunami con conseguenze tuttora imprevedibili

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