La Fiaccola delle libertà

La Democrazia referendaria, a farla bene, è una cosa seria e può servire a parare la minaccia che proviene, come ogni buon liberale ortodosso sa, soprattutto dalla longa manus dello stato padrone, ma anche, in maniera più subdola ed insidiosa dalla società vittima di clichés conformisti e potenzialmente liberticidi.

 Prendiamo quello che è accaduto quest’oggi in Svizzera, dove il popolo(e l’individuo) sovrano è stato chiamato a pronunciarsi su due questioni che sono un po’ la cartina di tornasole nel rapporto tra modernità e libertà.

Nella fattispecie i quesiti vertevano sul controllo statale delle armi detenute dai singoli cittadini e sul progetto di un nuovo impianto nucleare nel bernese. Come si vede due argomenti che assicurano una dialettica forte senza quelle ambiguità levantine cui ci hanno abituati gli azeccagarbugli nazionali. Perchè il bello di queste consultazioni è che ci si divide , ci si scontra, ma alla fine il responso viene accettato da tutti così come le conseguenze.E senza che, ovviamente, il dibattito sia inquinato da artifizi truffaldini quali il quorum o i consueti e truffaldini escamotages parlamentari.

 Non si tratta della panacea per tutti i mali, sia chiaro, ma la responsabilizzazione individuale è,di certo,la premessa necessaria di qualsivoglia autogoverno.

 Venendo al merito, la prima domanda rivolta agli abitanti dei 26 cantoni era se ritenessero giusta la legislazione federale sul possesso dell’arma da guerra lasciata in custodia a chi avesse prestato il servizio militare di leva.

Ricordiamo che, in Svizzera, la leva è obbligatoria e prevede brevi periodi di “ripasso” annuali dopo il servizio vero e proprio da espletare al compimento della maggiore età.

Un composito forum di associazioni pacifiste e religiose, unitamente ai partiti della sinistra(socialisti ed ecologisti) proponeva la modifica della norma vigente in ossequio alla convinzione che ciò potesse servire a diminuire la violenza e la frequenza di episodi anche gravi di cronaca dovuti, a detta dei promotori, all’ eccesivo numero di armi circolanti nel paese.

Una motivazione piuttosto capziosa e demagogica che mirava, nella realtà, a restituire allo stato il monopolio assoluto della violenza giustamente deprecato dai sostenitori del diritto all’autodifesa. A ben guardare una issue simile, mutatis mutandis, alla periodica querelle americana sul secondo emendamento della Costituzione quello che permette la resistenza, anche armata, al dispotismo ed all’aggressione.

L’Appello è stato rigettato nettamente dall’elettorato con una percentuale di poco superiore al 56%. I cantoni pronunciatisi per il NO sono stati 20 contro i soli 6 favorevoli. Spiccano le percentuali altissime di Schwiz, Uri ed Appenzel interno arrivati a superare il 70%. Favorevoli solo i cantoni della Svizzera romanda, Ginevra in testa e ,seppur di strettissima misura, anche Zurigo. Forte la cesura tra aree urbanizzate e paese profondo. Una linea di frattura già riscontrabile, peraltro, in precedenti occasioni.

 Favorevoli i commenti dei partiti della destra elvetica, l’UDC di Joseph Blocher e i liberal-radicali del FDP che parlano di una vittoria della responsabilità di contro agli ingiusti toni allarmisti utilizzati in campagna elettorali.

 La sinistra, dal canto suo, incassa la sconfitta e si prepara alla durissima volata verso le elezioni federali di ottobre. Ma la batosta subita è stata davvero terribile forse peggiore di quella sui minareti di qualche mese fa e potrebe riverberarsi anche in termini di seggi conquistati alla prossima Assemblea Federale.

 A Berna, contemporaneamente, si metteva ai voti il progetto per la centrale nucleare di nuovissima generazione a Muhleberg. Alla fine, dopo una battaglia all’ultimo voto, il verdetto è stato favorevole con poco più del 51% .

Proviamo solo ad immaginare una circostanza analoga in Italia: un sicuro linciaggio. La prova dell’abisso che separa una democrazia con gli anticorpi liberali(e libertari) da un regime autoritario perfetta e compiuta manifestazione epifenomenica di una società quasi totalitaria.

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2 Risposte to “La Fiaccola delle libertà”

  1. In Italia avrebbero tuonato, nell’ordine: Pecoraro Scanio, la sinistra fintoecologista di Nicolino, Bersani e i rottamatori di Renzi. Passando per Grillini, la Bindi e la salma riesumata di Romano Prodi.
    Ho dimenticato qualcuno?

  2. lafayette70 Says:

    Tutti gli altri 🙂

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