Chiave di volta

Più che dalle vicissitudini in riva  al Nilo sarà da quel che potrebbe accadere  a Tehran  che potremo valutare compiutamente la forza del sommovimento iniziato in Tunisia un paio di mesi addietro.

Se anche il sistema di potere instauratosi all’indomani della cacciata dello Scià dovesse crollare sotto i colpi della rivolta, allora ci troveremmo davvero innanzi ad una sorta di ’89 mussulmano con tutto quel che ne conseguirebbe a livello geopolitico e culturale.

 L’importanza della posta in gioco è facilmente avvertibile dato il carattere quasi totalitario del governo Khamenei-Ahmadinejad. Se, infatti, la Tunisia e l’Egitto, nonostante il ricorso a misure  spesso molto dure, mantenevano dei limiti nella repressione oltre i quali nè Ben Alì, nè Mubarak potevano tentare di avventurarsi, viceversa la situazione iraniana può anche degenerare verso quell’esito nefasto da tutti deprecato.

Il contagio dell’integralismo islamico, dopotutto, partì proprio di qui, pur nella sua declinazione sciita. Ci pensarono poi i campi di battaglia afghani e i dollari dei monarchi sauditi a forgiare l’omologo ed avversario sunnita. Col passare degli anni, all’esperimento di costruzione dell’homo novus teocratico, modellato sull’esempio platonico dalla guida suprema Khomeini, si sovrappose la stratificazione di uno sciovinismo altrettanto virulento che ha trovato emblematica rappresentazione nell’attuale presidente della repubblica Mahmud Ahmadinejad.

 Ma la singolarità dello scenario persiano consiste nel fatto che, a differenza dei casi citati e di altri non meno importanti, la società costituisce sempre di più un freno formidabile alle velleità del regime nelle sue varie sfaccettature sia quella jihadista che quella revanscista.

La ribellione di studenti ed altri segmenti di popolazione ha avuto inizio già negli anni’90 e si rialimenta periodicamente con rinnovata forza.L’ultima esplosione, avvenuta nel 2009 ha costretto l’apparato di sicurezza a dispiegare tutto il proprio potenziale di brutalità con assassinii, pestaggi indiscriminati e condanne a morte. Bisogna dire, purtroppo, in presenza di una reazione piuttosto flebile da parte della comunità internazionale e segnatamente della nuova amministrazione USA guidata da Barack Obama.

Ora,come avvenuto con le prime tessere del domino arabo, c’è solo da augurarsi che i crimini del despota di turno non rimangano impuniti come troppe volte accaduto per ottusa e controproducente realpolitik. Altrimenti invece della caduta di un anacronistico muro potremmo, presto o tardi, doverci confrontare con lo spettro del califfato.

Annunci

4 Risposte to “Chiave di volta”

  1. L’Oriana ti avrebbe fatto una standing ovation.

  2. lafayette70 Says:

    Non sarebbe stata una dimostrazione fallace, direi 🙂

  3. Analisi puntuale come al solito. Sull’approvazione di zia Oriana non saprei. La signora aveva un caratterino mica da ridere…

  4. lafayette70 Says:

    Ehehe,a conoscenza del dettaglio 🙂 Grazie del giudizio benigno che ricambio toto corde

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: