Pontifex Maximus

Ieri un folletto che scorrazzava libero per le praterie del conformismo italico con l’iconoclastia gioiosa di un Gengis Khan della satira. O se preferite, ad utilizzare immagini meno evocatrici di brutalità, di un Peter Pan  che riusciva, colla forza affabulatoria dello sberleffo, a ridicolizzare la pletora di insulsi Capitani Uncino, popolazione stanziale negli ambienti tricolori che contano.

Poi, trascorsi gli anni ed imboccato il cammino fatale della canonizzazione popolare ed istituzionale, anche per Roberto Benigni è giunta la stagione dell’ovvio, questa malattia del secolo che riesce a farci credere vivi quando ormai siamo solamente dei burattini narcotizzati buoni a biascicare come verità di fede delle banalità trite e ritrite.

 Certamente, bisogna ammetterlo, c’è modo e modo di farlo: auguriamoci che l’ennesima performance sanremese del guitto toscano riesca a strappare perlomeno un sorriso a dispetto dell’argomento lugubre attorno al quale verterà la commemorazione. Quell’unità nazionale, costata infiniti lutti e tragedie, celebrata con dispendio di risorse da un élite che decide di investire così gli ultimi sesterzi tra elargitiones e balli in maschera prima della calata dei barbari.

Viviamo strani giorni, direbbe un noto ed apprezzato compositore siculo. Tempi di contestazione globale della forma di organizzazione politica che abbiamo faticosamente edificata negli ultimi secoli: uno stato centrale in grado di gestire l’intero arco delle nostre esistenze garantendoci, nel migliore dei casi, spazi di libertà in cui coltivare le nostre individualità.

 Ora tutto questo sembra franare con una rapidità tipica delle grandi età di passaggio della storia umana: la caduta dell’Impero romano, le grandi scoperte, le rivoluzioni moderne, le guerre mondiali…L’Apparato che, volenti o nolenti, ci siamo dati per tentare di ristabilire un precario ordine nel caotico magma del divenire non funziona più, non viene più accettato da una minoranza crescente dei contraenti il patto hobbesiano.

 Parallelamente entrano in crisi anche tutte le strutture morali con cui abbiamo cercato di puntellare, a mo’ di contrafforti, l’edificio: le idee di progresso infinito, la tolleranza reciproca, il senso del limite.

 Grandi sommovimenti e sfide colossali ci attendono: tutto il resto, forse, è solo canzonetta

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