Bestia nera

Il recente sondaggio della Harris Interactive che piazzava la neo-Leader del Front National, Marine le Pen, in testa ad un ipotetico triello presidenziale con i due partiti dell’establishment repubblicano, l’UMP di Nicolas Sarkozy ed il Partito Socialista, ha fatto scattare l’allarme nei rispettivi quartieri generali.

 La  corsa a tentare di frenare la portata dirompente della notizia ha assunto dei toni financo caricaturali: come nel caso della deputata sarkozysta Chantal Brunel, relatrice dell’osservatorio parlamentare sulle Pari Opportunità che ha consigliato, nè più nè meno, di rispedire al mittente un’eventuale ondata migratoria se necessario “caricando tutti sugli stessi barconi utilizzati per l’invasione”. Linguaggio assai tranchant che da un po’ la cifra del terrore e della confusione regnanti in casa conservatrice.

 Dopo aver, infatti, svuotato il serbatoio frontista cinque anni fa razziandone le issues securitarie ed identitarie, il principale partito francese rischia ora di doversi confrontare in un’inedita lotta per la sopravvivenza con un avversario assai temibile.

In primis perchè il terreno di scontro è quello più favorevole alla formazione dell’estrema destra che vanta una indiscutibile primogenitura quando la discussione si sposta sul contrasto all’immigrazione clandestina piuttosto che sulla preoccupazione assai diffusa di una penetrazione aggressiva dell’islamismo in terra di Francia. Ulteriore elemento che congiura contro l’UMP è il mutamento di strategia avviato dalla figlia del patriarca nero: una sapiente campagna mediatica condotta con abilità smussando le spigolosità ed ammorbidendo la retorica paterne che tanti spunti polemici offrivano ai demonizzatori del FN. Il risultato è stato  l’impressionante crescita di consenso testimoniata da tutte le rilevazioni statistiche degli ultimi mesi. Una sorta di “normalizzazione” del fenomeno, insomma.

 Altra palla al piede di Sarkozy è la quantità di nemici che è riuscito a crearsi nell’arco di pochi anni: dai centristi inquieti al nemico di sempre, Dominique de Villepin, seriamente intenzionato a prendersi una sanguinosa rivincita anche a costo di regalare l’Eliseo ai socialisti o a …la stessa Le Pen.

 Sì , perchè dal sondaggio dello scandalo risultava anche la debolezza dei possibili candidati della gauche: chi per assenza di carisma, chi per grigiore burocratico, chi per l’antipatia generale che  provoca nell’uomo medio, nessuno dei papabili riesce ad imporsi su una destra divisa eppure in grado di catturare ancora quasi metà dell’elettorato.

 Se questo scenario si avverasse, in un ipotetico scontro fratricida, stile ballottaggio del 2002, questa volta l’estrema potrebbe giocare le proprie carte ed anche una mobilitazione del tipo di quella che spinse Jacques Chirac alla riconferma  risultare, alla fine, controproducente.

 Mancano, tuttavia, ancora 15 mesi alle elezioni e quindi molto può cambiare. Nulla di più vero nel paese di Lapalisse , in fondo

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