Reazione a catena

Brevissimamente una panoramica sull fallout politico che ha seguito i fatti drammatici del Giappone: Obama non intende rinunciare all’opzione nucleare. Idem la Spagna di Zapatero, nè è presumibile cambino la linea gli antagonisti del Partido Popular. In Francia Sarkozy si è pronunciato in termini ancor più recisi, i socialisti, per conto loro, non seguono del tutto la rotta oltranzista di Europe Ecologie. A destra spariglia solo il possibile avversario interno di Sarkò, Dominique de Villepin che auspicherebbe una riduzione dall’80 al 50% dell’incidenza nucleare sul portfolio energetico. La Merkel in Germania è terrorizzata dalle disfatte previste in 6 importanti elezioni regionali che si svolgeranno da qui a settembre. Di qui l’annunciata chiusura dei reattori più obsoleti. In Italia, per ora, la diga governativa regge. Con la sostanziale differenza che da noi non è ancora stata posata la famosa prima pietra degli impianti messi sulla carta qualche tempo fa. Stop temporaneo per la Svizzera che solo il mese scorso aveva votato a favore della costruzione di un nuovo sito atomico nel bernese. Procedure ispettive alle viste per molte altre presenti e future potenze, dalla Russia, all’India ed alla Cina che hanno in programma massicci investimenti nei prossimi anni. E nel mezzo della tempesta mancava davvero il sobrio commento del Commissario europeo per l’Energia Oettinger che  ha parlato apertamente di possibile apocalisse.

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