La Congiura del silenzio

Sempre più grave la situazione in Costa d’Avorio dove infuria la guerra civile tra i sostenitori del Presidente sconfitto nelle recenti elezioni Laurent Gbagbo e quelli del vincitore, poi defraudato del risultato da una sentenza pilotata del Consiglio Costituzionale, Alassane Ouattarà.

 Riconosciuto come legittimo nuovo Capo dello Stato, il secondo ha pensato bene di spazzare via la resistenza del riottoso rivale con un’offensiva che ha costretto i partigiani di Gbagbo a rifugiarsi nella capitale Abidjan per un ultimo, drammatico tentativo di resistenza. Il tutto si sta consumando sotto gli sguardi inerti ed impotenti della comunità internazionale e soprattutto della Francia, ex-potenza coloniale e tradizionale “arbitra” delle vicissitudini politiche ivoriane. Questa volta Parigi tenta in tutti i modi di non farsi coinvolgere negli eventi in corso, dopo l’amara esperienza di qualche anno addietro.

 Il risultato di quest’empasse è una feroce lotta senza esclusione di colpi tra i due partiti armati contrapposti e, come spesso accade, a farne le spese è la popolazione civile. Le vittime sarebbero già qualche migliaio e lo spettro di un massacro incombe sempre più nefasto.

A suffragare l’impressione giunge l’allarmante denuncia dell’ONG internazionale “Human Rights Watch” che, basandosi su attendibili testimonianze raccolte in loco, parla apertamente di un “rischio di genocidio”. Le prove raccolte sono raccapriccianti: 100 tra uomini, donne e bambini massacrati dai filo-Gbagbo nella città di Blolequin, altri 10 passati per le armi a Guiglo e molti altri durante la ritirata verso  Abidjan. Ma notizie ancora peggiori provengono dall’altro schieramento. L’avanzata vittoriosa dei partigiani di Ouattarà avrebbe seminato il terrore nell’ovest del paese con villaggi dati alle fiamme, centinaia di esecuzioni sommarie e decine di donne violentate. HRW utilizza il termine “terrificanti” per descrivere la mattanza consumatasi nel villaggio di Duékoué. Gli abitanti maschi sono stati, infatti, abbattuti a raffiche di mitra e colpi di machete dopo essere stati separati dalle loro donne.

L’Alto Commissario ONU per idiritti umani,Navi Pillay, si è limitato ad esprimere profondissima preoccupazione, mentre, dal canto suo, il neo-eletto ed insediato con la forza, Ouattarà ha assicurato che “sarà fatta piena luce sugli avvenimenti e gli eventuali crimini commessi” promettendo, altresì, l’istituzione di una commissione d’inchiesta ad hoc.

 Una storia, che si ripete, purtroppo

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