Enigma esplosivo

Dovranno passare forse settimane perchè sia fatta chiarezza, semmai sarà fatta, sul grave attentato al metrò di Minsk, capitale della Bielorussia, ultima( o penultima) dittatura continentale.

 Era dal 2005, dalle bombe di Londra, che una città europea non conosceva l’odore acre e terribile dell’esplosivo terrorista.

 Sono almeno 11 i morti ed una novantina i feriti di questa strage, ma , come sempre purtroppo, si potrebbe trattare di cifre provvisorie. Il Presidente-padrone Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, si è subito recato sul posto e non tarderà, presumibilmente, a rilasciare qualche dichiarazione infuocata contro l’opposizione democratica del paese denunciando pericolose ingerenze e complotti internazionali.

D’altronde lo stile comunicativo di questo ex-funzionario comunista convertitosi ad un populismo nazionalista che non ha mai nascosto la propria simpatia per Stalin e Hitler è noto. Accreditandosi in questi decenni come il piccolo padre sollecito e compassionevole verso le sventure dei propri connazionali, Lukashenko è riuscito ad edificare non senza abilità un edificio autoritario che ha retto egregiamente per oltre 15 anni nonostante i rapporti talvolta non eccellenti col potente vicino russo e le pressioni, per la verità non così asfissianti, da parte della comunità internazionale, Unione Europea, in testa.

Ma oltre al controllo assoluto dei media e dell’apparato statale, il regime non ha di certo lesinato il ricorso alla repressione. Incarcerazioni arbitrarie, pestaggi, scomparsa di avversari politici e violenze contro le manifestazioni di protesta sono state ampliamente documentate da ONG ed osservatori indipendenti. A differenza di quanto però accaduto nella confinante casa madre il lavoro sporco è stato portato a compimento senza gli stessi clamori e uguale spettacolare brutalità.

 Un po’ perchè la civilissima resistenza locale non può essere certamente paragonata alla guerriglia cecena, nazionalista prima e islamista poi, che con le sue azioni clamorose ha causato la spietata e draconiana risposta di Mosca.

 Altro discrimine di una certa importanza è da ravvisare nella quasi totale mancanza di notorietà dei leaders “alternativi” al despota baffuto. Né un Miliukovic né tantomeno un Mikhalevic, candidato anti-potere, ora rifugiato nella Repubblica Ceca, possono vantare il carisma della povera Anna Politkovskaja o del petroliere Khodorkovsky o di Garry Kasparov, celebrità scacchistica.

 Ora nel gioco si inserisce la variabile del terrore.

 Oltre alla pista dell’estremismo islamico, sempre da tenere in considerazione, restano sul campo due altre ipotesi contrapposte: quella legata ad una sorta di “strategia della tensione” attuata da ambienti governativi per puntellare le crepe del sistema o, in alternativa, un salto di qualità della resistenza capeggiata dalla fantasmatica “Armata di Liberazione Nazionale Bielorussa” che già rivendicò due attacchi, senza vittime, nel 2005 e 2008.

 Quel che si potrebbe aggiungere a compendio o confutazione di questo secondo scenario è, tuttavia, la constatazione di quanto sia assai difficile guadagnare simpatie popolari con una simile strategia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: