A tutta birra

Coalizione di governo sconfitta nelle elezioni parlamentari svoltesi quest’oggi in Finlandia. Dai primi risultati dello spoglio risulta, infatti, che il Centre Party della Premier Mari Kiveniemi e il National Coalition Party del Ministro della Finanze Katainen non hanno più i numeri per continuare ad amministrare da soli il paese scandinavo.

 Entrambe in vistoso arretramento le due forze liberal-conservatrici potrebero perdere addirittura una ventina dei 101 seggi complessivi raccolti nel 2007.

Grande vincitore della giornata appare, come da previsione, Timo Soini e il suo partito dei Veri finlandesi (Perussuomalaiset). Con una campagna dai toni accesi ed incentrata su temi forti come l’immigrazione e l’integrazione europea, su entrambi i quali questa formazione populista ha espresso giudizi molto negativi, Soini è riuscito a mettere a segno un exploit incredibile passando dal 4% e dai 5 seggi di quattro anni fa al 18-19% ed alla quarantina di seggi attuali diventando, in questo modo, l’arbitro assoluto di qualsiasi possibile sbocco della trattativa post-elettorale.

 Non è, tuttavia, la prima volta che un simile ,repentino sorgere di un outsider si consuma sulla scena finnica. Già negli anni ’80, infatti, il Partito Rurale (in cui lo stesso Soini militò prima di avventurarsi nella creazione del suo movimento) divenne la quarta forza del paese, tanto da essere cooptato al governo dall’establishment dell’epoca. Finendo in una astuta trappola, dal momento che, occupando postazioni poco consone al populismo, come il dicastero delle Finanze, le mirabolanti promesse della vigilia non poterono essere, ovviamente, mantenute, con la conseguenza di esaurire rapidamente il credito del P.R.F presso l’elettorato.

 Possibile che qualcosa di simile possa accadere anche oggi. Tuttavia, da allora, il quadro sembra essere mutato e di molto. Soini, memore della lezione subita dal suo padrino politico, ha puntato tutto su issues alquanto popolari ed “a costo zero” come il no al salvataggio europeo dei paesi a rischio di default e l’opposizione ai tagli di bilancio del Governo uscente. E non è detto che accetti di avventurarsi in un Esecutivo multicolore con scarse prospettive di sopravvivenza e difficoltà crescenti da affrontare per togliere le castagne dal fuoco, come suol dirsi, agli sconfitti della giornata.

 Se Soini festeggia il trionfo, a sinistra l’umore non è, per converso, dei migliori. I Socialdemocratici della Signora Urpilainen  perdono un paio di punti ed una manciata di eletti: non un gran risultato per chi sperava di intercettare il malcontento contro la politica di austerity del Governo. Nè meglio sembra essere andata alla Lega Verde ed alla Alleanza di Sinistra, anch’esse costrette a rivedere verso il basso le proprie ambizioni.

 La minoranza svedese conferma la propria rappresentanza, i cristiano-democratici continuano a vivacchiare attorno al 4%, mentre sparisce definitivamente il partito comunista, già peraltro ridotto ad una percentuale men che marginale.

 Da domani il gioco si farà serio  anche fra  i ghiacci del paese dei mille laghi.

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