Testamento democratico

La legge sul testamento biologico il cui iter è in dirittura d’arrivo nel parlamento italiano è uno dei più terrificanti aborti legislativi concepiti da mente umana. Non riesco a connotare in maniera più sobria una simile castroneria che merita la stessa damnatio memoriae  un tempo riservata agli imperatori romani macchiatisi delle peggiori infamie e turpitudini. L’idea stessa di pontificare su di un bene indisponibile e non negoziabile come la vita rivolta lo stomaco ad ogni sincero amante della libertà e dell’altrui rispetto: la violazione della sfera individuale in un aspetto quasi sacrale è una violenza inaudita perpetrata ai danni di ognuno, un vulnus che rimanda alla concezione dello stato assolutista ed etico. E non importa che questo sia un paese da operetta dove le leggi una volta approvate si possono interpretare, eludere o aggirare con opportuni espedienti. Sui principi è necessario essere intransigenti e pronti a disobbedire alla sopraffazione anche se ammantata della porpora regia del moderno Leviatano. Una regola della morale classica incarnata dal mito sofocleo, prima che dal martirio cristiano o dalla moderna teoria e pratica della nonviolenza formatasi sugli esempi di Thoreau e Gandhi. Agrapta nomina, leggi non scritte le chiamava Antigone, quando il re Creonte la condannava per aver osato dar sepoltura ai fratelli duellanti Eteocle e Polinice, quelle leggi morali e naturali, perlappunto, che impediscono all’amministratore del contingente di ergersi a tiranno. Rimanere in silenzio di fronte a tutto ciò è peggio che aver contribuito alla stesura del provvedimento liberticida. L’indifferenza all’offesa uccide più ferocemente ed efficacemente dell’offesa stessa e questo caso sarebbe emblematica dimostrazione

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