Nel centro del mirino

Basta muoversi impercettibilmente dai limiti del politicamente ed ideologicamente corretto ed il fuoco di sbarramento dei pasdaran di una certa ortodossia sinistra è pronto ad impallinare l’incauto.

Ne sa ben qualcosa il Governatore di Puglia, Nichi Vendola, sottoposto in queste ore ad un attacco concentrico: da una parte i pacifisti e terzomondisti più facinorosi lo accusano, nientemeno, di arrendevolezza nei confronti del loro spauracchio numero uno, ovvero lo Stato d’Israele; dall’altra un influente imam della comunità islamica residente in Italia invita al boicottaggio elettorale di Sinistra, Ecologia e Libertà, il rassemblement di cui lo stesso Vendola è indiscusso leader.

 Nel primo caso nihil sub sole novi: da tempo in molti, anche a sinistra, stanno aprendo gli occhi sul finto umanitarismo a senso unico dei soliti noti interessati soltanto a sdoganare le peggiori infamie antisemite e rendere un servizio pessimo alle ragioni di cui vorrebbero farsi campioni. Il casus belli è consistito nello specifico in un incontro tra il Governatore ed una rappresentanza dello stato ebraico con in testa l’ambasciatore in Italia. Gli argomenti? Le possibili collaborazioni ed interazioni in ambito culturale tra una regione-ponte nell’area mediterranea e il paese che rappresenta parte importante di una millenaria civiltà nel medesimo milieu geografico. Di qui le miserabili accuse di collaborazionismo coll’ “apartheid sionista”, secondo la truculenta fraseologia di questi seminatori di odio, e scemenze simili: la risposta più acconcia a costoro ci ha già pensato lo stesso Vendola a darla, con la suddetta visita ad limina.

 Ben più grave, mi pare, l’uscita di inusitata virulenza di Abu Schwaima, chierico islamico già noto al grande pubblico italiano per altre sparate a dir poco discutibili sui difficili rapporti tra occidente e mondo mussulmano. Invitare il corpo elettorale a non votare per una lista politica per causa dell’orientamento sessuale del suo massimo responsabile è fatto di una gravità inaudita. Un atto di razzismo omofobo bell’e buono da respingere con tutta la fermezza possibile.

Non stiamo qui a reclamare inutili sanzioni, ovviamente, ma un meritatissimo isolamento dovrebbe accompagnare questa provocazione indebita. Speriamo che così accada. Anche a sinistra. Per sfatare la sgradevole impressione che molti intellettuali organici e democratici si muovano unicamente per le buone cause a buon mercato. ‘E la via maestra per recuperare il credito smarrito in decenni di ottuso conformismo ideologico e di pressappochismo amministrativo.

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